Essere Papa significa essere il general manager della Chiesa cattolica? Una specie di amministratore delegato di Dio? La domanda suona irriverente ma sorge spontanea a tutti coloro che sono cresciuti pensando che fare il prete, a tutti livelli, fosse una vocazione e non un lavoro che puoi smettere quando ti pare. 

A questo punto, viene, anche da chiedersi: un Papa può essere licenziato? Da chi? Da Dio? Alcuni pontefici sono passati alla storia perché sanguinari, altri perché simoniaci, altri ancora perché dediti alla lussuria, altri perché santi e beatiPapa Ratzinger per le dimissioni o per le oscure motivazioni che l’hanno portato a un simile gesto?

 Non dovrebbe essere proprio lui, il vicario di Dio sulla terra a sopportare la croce più pesante, a essere di esempio agli altri, di conforto nel non lasciarsi travolgere dalle avversità? Invece  Benedetto XVI  non è più in grado di essere la guida spirituale di tutti i cattolici del mondo. Perché? Troppo pesante lo scandalo del Corvo? I magheggi dello Ior, dove ha dovuto introdurre la legge antiriciclaggio? Gli strani bilanci di diversi enti cattolici? L’imperversare della pedofilia tra gli abiti talari?
Se fosse tutta colpa di Vatileaks? Qualcuno ipotizza un complotto contro di lui nascosto in un rapporto segreto dai contenuti sconvolgenti, in merito alla vicenda di Vatileaks che ha portato alla condanna del maggiordomo di Sua Santità, Paolo Gabriele, il quale, più che uno spietato Corvo, a molti è sembrato un povero capro espiatorio. Cosa c’è di così insopportabile in quelle pagine? La cultura del segreto, anche in un Papa, che è pur sempre un uomo, può essere lacerante.
C’è, anche, chi sostiene che il sacrificio di Benedetto XVI è stato un gesto di grande responsabilità, atto ad attirare l’attenzione del clero sull’incipiente crisi vaticana che, con scandali e conflitti, ha appannato la Cattedra di Pietro, invece che farla splendere di immensa purezza, come dovrebbe. Non è la prima volta che la Chiesa si sporca le vesti con il fango secolare, ed è sempre riuscita a ripulirsi, almeno le scarpe. Riuscirà a ricomporsi anche questa volta?
Sia all’interno che all’esterno del Vaticano non regna un clima sereno e il mistero sulla dimissioni pontificie s’infittisce. Se Papa Ratzinger avesse ceduto al complotto? Se davvero l’avessero incastrato? O, la matassa che si è trovato a dipanare era troppo corrotta per continuare? Quale segreto di Stato si nasconde dietro questa decisione?
Secondo alcuni intimi, era da lungo tempo che Sua Santità meditava di lasciare. Lo confermerebbero, anche, dei segni premonitori, come la visita alla tomba di Celestino V, che lasciò lo scranno di Pietro nel 1294. Secondo altri è stato un fulmine a ciel sereno. Tutti si affannano a sottolineare che l’abbandono non è dettato da nessuna malattia. Come se fosse una vergogna rinunciare per curarsi. Tante domande, poche risposte. Per Benedetto XVI, ormai, è squillato l’alert del game over.