Poco dopo l’annuncio delle sue dimissioni, Benedetto XVI ha dovuto fare i conti con la reazione indispettita dell’azionista di maggioranza: lui, il Padre Celeste, l’Essere Supremo, colui che l’Aquinate soprannominò la Causa Prima Non Causata, l’aristotelico Motore Immobile, l’Alfa e l’Omega, non l’ha presa tanto bene. In un momento di contrazione del mercato, avrà pensato, il mio top manager mi lascia a piedi. Per far cosa, poi? Ingrassare i piccioni? Sorbire Daiquiri a Miami? Come testimonia questo scatto, che ha ormai fatto il giro del mondo, il Signore degli Eserciti ha raggruzzolato  un bel po’ di bosoni di Higgs e ha fatto partire una saetta che si è schiantata proprio contro er cupolone.

Chi ha letto la Bibbia lo sa: è stato solo un avvertimento. Niente violenza autentica. Un po’ come quando pesti l’unghia sbagliata e ti ritrovi il gatto impiccato all’abbaino: un tiepido consiglio, chiamiamolo così. Se avesse voluto davvero punire, l’irritabile Creatore gli avrebbe sterminato la tribù di origine, salificato la sorella, mandato le piaghe d’Egitto dalla due alla cinque – diciamo, dall’invasione delle rane fino alla moria del bestiame, passando dall’invasione delle zanzare a quella dei Mosconi (con la emme maiuscola).

A proposito di Mosconi. Agli appassionati del genere non sarà sfuggita questa gustosa coincidenza: le dimissioni del Papa diventeranno effettive il 28 febbraio, esattamente 365 giorni dopo l’ingresso del Vate nelle verdeggianti vallate iperuraniche. Quizàs, magari l’avvertimento gliel’ha mandato proprio lui, e noi non ci avremmo capito niente.