Nell’intervista presente nel libro “Papa Francesco. Questa economia uccide”, nelle librerie dal 13 gennaio, di Andrea Tornielli e Giacomo Galeazzi, anticipata oggi sulle pagine de La Stampa, Papa Francesco difende gli indigenti e tutte le opere svolte a loro favore dissociandosi dalla politica: “L’attenzione per i poveri è nel Vangelo, ed è nella tradizione della Chiesa, non è un’invenzione del comunismo e non bisogna ideologizzarla. Se ripetessi alcuni brani delle omelie dei primi Padri della Chiesa su come si debbano trattare i poveri, ci sarebbe qualcuno ad accusarmi che la mia è un’omelia marxista. Non è del tuo avere che tu fai dono al povero – continua il Papa – ; tu non fai che rendergli ciò che gli appartiene. Poiché è quel che è dato in comune per l’uso di tutti, ciò che tu ti annetti”.

Secondo Bergoglio si dovrebbe risolvere il problema della povertà alla radice, cominciando a pensare che la globalizzazione non sia l’unico modello possibile da inseguire in quanto si è dimostrato iniquo: “Non possiamo più aspettare a risolvere le cause strutturali della povertà, per guarire le nostre società da una malattia che può solo portare verso nuove crisi. I mercati e la speculazione finanziaria non possono godere di un’autonomia assoluta. La globalizzazione ha aiutato molte persone a sollevarsi dalla povertà, ma ne ha condannate tante altre a morire di fame“.

Papa Francesco punta il dito contro un sistema socioeconomico che mette da parte i disagiati e pone al centro il denaro: “Questo sistema si mantiene con la cultura dello scarto. Quando al centro del sistema non c’è più l’uomo ma il denaro, gli uomini e le donne sono ridotti a semplici strumenti di un sistema sociale ed economico dominato da profondi squilibri. E così si ‘scarta’ quello che non serve a questa logica: è quell’atteggiamento che scarta i bambini e gli anziani, e che ora colpisce anche i giovani. A volte mi chiedo: quale sarà il prossimo scarto? Dobbiamo fermarci in tempo”.