Papa Francesco è stato in visita oggi all’isola di Lesbo per incontrare i circa 2.500 profughi del Moria Refugee Camp. Le ragioni di questo breve viaggio – “segnato dalla tristezza. Andremo anche a un cimitero: il mare. Tanta gente è annegata” – le ha raccontate lo stesso Pontefice: “sono venuto qui con i miei fratelli, il patriarca Bartolomeo e l’arcivescovo Hieronimos, semplicemente per stare con voi e per ascoltare le vostre storie. Il messaggio che oggi desidero lasciarvi è non perdete la speranza!“.

La visita all’isola di Lesbo non è solo l’occasione per mostrare ai profughi che “non siete soli” e quindi “non perdete la speranza“, anche perché “siamo venuti per richiamare l’attenzione del mondo su questa grave crisi umanitaria e per implorarne la risoluzione. Come uomini di fede desideriamo unire le nostre voci per parlare apertamente a nome vostro. Speriamo che il mondo si faccia attento a queste situazioni di bisogno tragico e veramente disperato, e risponda in modo degno della nostra comune umanità“.

Papa Francesco ha anche firmato una dichiarazione congiunta con il patriarca ecumenico e l’arcivescovo ortodosso con la quale si chiede all’opinione mondiale di “non ignorare la colossale crisi umanitaria, che ha avuto origine a causa della diffusione della violenza e del conflitto armato, della persecuzione e del dislocamento di minoranze religiose ed etniche, e dallo sradicamento di famiglie dalle proprie case, in violazione della dignità umana, dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo“.

Papa Francesco, nel porto di Mitilene – come aveva fatto anche a Lampedusa -, ha lanciato in mare una corona di alloro per ricordare le vittime delle migrazioni, perché quello di Lesbo “è un viaggio segnato dalla tristezza. Andremo anche a un cimitero: il mare. Tanta gente è annegata“. Sull’aereo, durante il viaggio di ritorno, parlando con i giornalisti il pontefice ha ricordato che “ho sempre detto che fare muri non è una soluzione, abbiamo visto il secolo scorso la caduta di uno… Non si risolve niente. Dobbiamo fare ponti, ma i ponti si fanno intelligentemente, col dialogo, l’integrazione. Io capisco un certo timore, ma chiudere le frontiere non risolve niente, perché quella chiusura alla lunga fa male“.

Sull’aereo c’erano anche 12 rifugiati siriani e musulmani. Papa Francesco ha spiegato che “non ho fatto una scelta tra cristiani e musulmani, queste tre famiglie avevano le carte in regola e si poteva fare. C’erano due famiglie cristiane che non avevano i documenti in regola… Non è un privilegio, tutti sono figli di Dio“.