“La società italiana oggi ha molto bisogno di speranza, e la Sardegna in particolare”, Papa Francesco in visita pastorale in Sardegna, alla basilica di Bonaria, la seconda in Italia durante il suo pontificato, a colloquio con disoccupati, studenti, cassintegrati, dipendenti in mobilità, per affrontare l’emergenza occupazione nell’isola.

Dopo Lampedusa, un’altra isola è stata meta per il pontefice che ha voluto dare fiducia alla folla presente durante la sua visita. Il tema principale di Papa Francesco a Cagliari è stato il lavoro, “Signore, insegnaci a lottare per il lavoro” è stata una delle frasi che più ha colpito i migliaia di presenti affascinati dalla sua presenza.

A parlare con il Papa l’operaio, l’imprenditrice e il pastore che hanno voluto spiegare al pontefice i problemi dell’isola e della loro personale condizione. l’operaio cassa integrato in particolare, molto commovente l’abbraccio tra i due, ha detto:  “Mi chiamo Francesco, sono un operaio e dal febbraio 2009, ormai più di quattro anni, sono senza lavoro. Interceda presso il presidente della regione e su chi ha autorità per risolvere le vertenze” perché “il Sulcis, il mediocampidano, il nuorese e il sassarese muoiono ogni giorno. Ci sono in Sardegna migliaia di disoccupati cassaintegrati e precari, appartenenti a industria, agricoltura, pastorizia e commercio”. Concludendo: “Grazie per la sua presenza di grande incoraggiamento per noi. La mancanza di lavoro rende lo spirito debole, una debolezza che genera paura e la paura indebolisce la fede e la fiducia nell’avvenire. Papa, papà di tutti noi, non lasciarci soli. (foto by InfoPhoto)

Dopo aver ascoltato le dichiarazioni dei presenti, Papa Francesco ha voluto attaccare il “Dio denaro” con riferimenti molto personali: “Con questo incontro desidero soprattutto esprimervi la mia vicinanza specialmente alle situazioni di sofferenza: a tanti giovani disoccupati, alle persone in cassa integrazione o precarie, agli imprenditori e commercianti che fanno fatica ad andare avanti. E’ una realtà che conosco bene per l’esperienza avuta in Argentina. Anche io non avevo conosciuta la mia famiglia, mio papà giovane è andato in Argentina pieno di illusioni a farsi l’America e ha sofferto la terribile crisi del Trenta. Hanno perso tutto. Non c’era l’oro. E io ho sentito nella mia infanzia parlare di questo tempo a casa. Io non l’ho visto, non ero nato ancora. Ma ho sentito in casa parlare di questa sofferenza. La conosco bene. Devo dirvi coraggio. Ma sono cosciente che devo fare il mio perché questa parola coraggio non sia una bella parola di passaggio. Non sia solo il sorriso di un impiegato della Chiesa che viene e vi dice coraggio. Questo non lo voglio“. 

Poi l’attacco al dio denaro. La crisi e le sue sofferenze, continua Francesco, sono la conseguenza di una scelta mondiale, di un sistema economico che porta a questa tragedia, un sistema economico che ha al centro un idolo, che si chiama denaro. Dio ha voluto che al centro non ci sia un idolo, ma un uomo e una donna. Il mondo è diventato idolatra, comanda il denaro”. E aggiunge: “Cadono gli anziani, perché in questo mondo non c’è posto per loro. Alcuni parlano di questa eutanasia nascosta, perché non vengono curati, vengono lasciati perdere”.

Infine la preghiera: Signore insegnaci a lottare. Signore Dio guardaci, guarda questa città e questa isola, guarda le nostre famiglie. Signore a te non è mancato il lavoro, hai fatto il falegname, eri felice. Signore ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore aiutati ad aiutarci tra noi, a dimenticare l’egoismo e a sentire il ‘noi’, il ‘noi popolo’ che vuole andare avanti. Insegnaci a lottare per il lavoro”.

“Avevo scritto alcune cose per voi, ma guardandovi mi sono venute queste parole. Io consegnerò al vescovo queste parole scritte come se fossero state dette, ma ho preferito dire quello che mi viene dal cuore guardandovi in questo momento”.

Concludendo la visita a Cagliari, informato del grave attentato contro una chiesa in Pakistan, 81 morti, il Papa ha esortato alla preghiera e a percorrere vie di pace. Papa Francesco ha invitato tutti a costruire in prima persona “un mondo migliore e di pace”“Oggi in Pakistan, per una scelta sbagliata, di odio, di guerra, è stato fatto un attentato e sono morte 70 persone. Questa strada non va, non serve. Soltanto la strada della pace, che costruisce un mondo migliore. Ma se non lo fate voi, se non lo fate voi, non lo farà un altro, eh? Questo è il problema, e questa è la domanda che io vi lascio: ‘Sono disposto, sono disposta a prendere una strada per costruire un mondo migliore?’. Soltanto quello. E preghiamo un Padre nostro per tutte queste persone che sono morte in questo attentato in Pakistan …Che la Madonna ci aiuti sempre a lavorare per un mondo migliore, a prendere la strada della costruzione, la strada della pace e mai la strada della distruzione e la strada della guerra”. ha concluso il Francesco.