“Pronto chi parla?” “Sono Papa Francesco, diamoci del tu”. E’ rimasto senza parole Stefano Cabizza, studente 19enne di ingegneria di Padova che il giorno di Ferragosto, alla fine della messa di Castel Gandolfo, aveva consegnato nelle mani di un porporato una lettera al Santo Padre. Mai avrebbe immaginato di ricevere risposta. Invece Papa Francesco non ha solo risposto ma ha fatto molto di più: telefonando direttamente a casa.

Domenica 18 agosto il Pontefice (foto by InfoPhoto) alza la cornetta intorno alle 12.30 senza trovare Stefano. “Quando lo trovo?” ha chiesto il Pontefice. “Dopo le 17″ risponde la mamma Angela. E alle 17 risuona il telefono della piccola casa di Camin, fra i capannoni della periferia di Padova. “Sei Stefano Cabizza?… Ciao, sono papa Francesco, ho letto la tua lettera…”. Come fosse un vecchio amico con cui parlare di tutto. Otto i minuti di conversazione fra il Santo Padre e il ragazzo che oltre agli studenti è impegnato nel sociale e nel calcio. argomenti che sicuramente saranno stati toccati.

“Non potevo crederci - ha riferito il giovane - abbiamo parlato per circa otto minuti. Mi ha chiesto di pregare molto per Santo Stefano e anche per lui. Gli otto minuti più emozionanti della mia vita, una cosa grandissima, non volevo crederci, volevo dargli del lei e lui mi ha detto che era meglio il tu, mi ha ricordato che anche gli Apostoli e Gesù si davano del tu”.

Stefano racconta al Corriere: “Ero lì (a Castel Gandolfo, ndr) con la mia famiglia, volevamo vederlo da vicino. La lettera l’avevo scritta prima di partire, ma senza crederci molto. Alla fine della celebrazione l’abbiamo consegnata a mano a uno dei cardinali che avevano distribuito la comunione. A questo punto vorrei sapere chi era per poterlo ringraziare infinitamente”.

Qualcuno avrebbe ipotizzato una tragedia che avrebbe colpito Stefano, figlio di un tipografo e di un infermiera. Ma il ragazzo ha smentito: “Posso dire che all’inizio abbiamo anche scherzato sulla prima telefonata, quando ha risposto mia sorella e io avevo pensato che fosse un dirigente della squadra di calcio. Mi ha chiesto se studio, se vado a messa, mi ha chiesto di pregare molto Santo Stefano e per lui stesso e mi ha dato la benedizione”.

E non è la prima volta che Papa Francesco alza la cornetta per chiamare qualcuno senza passare dalla segreteria vaticana. Dall’edicolante di Buenos Aires, dal quale prima riceveva la copia quotidiana del Clarin, che veniva avvisato del cambio di sede e ringraziato per tutto. A Mery Alfonso, una libraia colombiana che conosceva e che si era trasferita in Italia. Fino a Carlos Samaria a cui il Pontefice purtroppo gli comunicò che non poteva più ordinargli le scarpe rosse. Un Papa semplice e genuino che sta rovesciando tradizioni in vigore da secoli.

Paolo Sperati su @Twitter e @Facebook