Quando esisteva l’Unione Sovietica, trovare Usa e Vaticano sulle stesse posizioni contro il pericolo comunista era la normalità. Oggi che la Russia è tornata ad essere Russia, appare quanto meno inconsueto vedere Pontefice e presidente degli Stati Uniti l’uno contro l’altro, seppure in termini velati. Barack Obama vuole attaccare la Siria per punirla dell’uso di armi chimiche contro i ribelli; il presidente russo Vladimir Putin, principale alleato del regime di Assad, dice niet. Papa Francesco insiste con crescente intensità sulla necessità di evitare a tutti i costi l’allargamento del conflitto.

Bergoglio sta usando tutti i mezzi a sua disposizione per esprimere all’opinione pubblica mondiale il timore di una pericolosità estrema per il mondo intero nel caso in cui l’attacco dovesse sfuggire ad ogni controllo. E lo fa secondo il suo stile: utilizzando anche i social network. Dopo il perentorio auspicio nei tweet lanciati il 2 settembre (“Mai più la guerra“), il Papa è tornato anche il 3 settembre sul tema, seppure trattandolo da un punto di vista generale. Uno dei messaggi odierni su Twitter dice “Vogliamo che in questa nostra società, dilaniata da divisioni e da conflitti, scoppi la pace“.

Ma Francesco (foto by InfoPhoto) non trascura l’uso dei mezzi tradizionali, in questo suo “conflitto” contro Obama. Dopo aver invitato il mondo ad osservare un digiuno per sabato 7 settembre, ufficialmente per la pace, il Pontefice ha fatto sapere che quella sera, dalle 19 alle 23, presiederà personalmente una veglia di preghiera per tutta la Chiesa cattolica.

Armi differenti rispetto a quelle di cui dispone Obama. Ma, a volte, non meno efficaci.