È un’apertura al preservativo come strumento alla lotta all’Aids, quella espressa ieri da Papa Francesco sull’aereo che lo riportava a Roma da Bangui.

In viaggio verso casa dopo il lungo e faticoso itinerario africano Bergoglio come suo solito ha affrontato una sessione di domande poste dai giornalisti presenti sullo stesso volo.

Proprio a una di queste, cui ha risposto con un misto di fastidio e di prudenza tutta politica, ha affrontato il tema della diffusione del virus dell’HIV, vera e propria piaga che ha colpito in modo particolare il continente africano e di cui ieri si celebrava la Giornata mondiale di lotta contro l’Aids.

L’ammissione di Papa Francesco, per quanto circostanziata, si pone comunque in netto contrasto con la totale chiusura sull’argomento dimostrata dei suoi predecessori (Benedetto XVI e Giovanni Paolo II in primis), ma in ogni caso il Pontefice ha voluto specificare che quello della Chiesa non è un appoggio privo di dubbi: “La domanda mi sembra troppo piccola e anche parziale. Sì, è uno dei metodi. La morale della Chiesa si trova – penso – in questo punto davanti a una perplessità: il quinto o il sesto Comandamento? Difendere la vita o che il rapporto sessuale sia aperto alla vita?

Il Papa ha poi voluto ampliare la questione, forse anche in parte per sviare l’attenzione dal problema del preservativo in sé ai mali che affliggono l’Africa: “Ma questo non è il problema, il problema è più grande. Questa domanda mi fa pensare a quella che una volta è stata posta a Gesù: ‘Dimmi, Maestro è lecito guarire il sabato? È obbligatorio guarire?’ La malnutrizione, lo sfruttamento lavorativo delle persone, la mancanza di acqua potabile: quelli sono i problemi”.

E oggi durante l’Udienza Generale il Papa ha voluto ribadire quali sono gli obiettivi su cui si devono concentrare gli sforzi di tutto il mondo: “La convivenza fra ricchezza e miseria è uno scandalo, una vergogna per l’umanità“, sostenendo poi che è necessario “tutelare il creato riformando il modello di sviluppo perché sia equo, inclusivo e sostenibile“, con un appello implicito anche ai lavori che si stanno svolgendo alla Conferenza sul clima di Parigi.