I preti italiani dovrebbero spogliarsi di ambizioni e proprietà per riscoprire la loro vocazione di pastori di Dio, vicini agli umili e sempre in ascolto degli ultimi. A rivolgere l’appello al clero italiano è Papa Francesco nel corso dell’assemblea dei vescovi italiani.

Bergoglio dopo aver salutato i nuovi vescovi ha tracciato l’identikit del sacerdote ideale, dipingendolo come un uomo di pace, sempre disponibile ad accogliere la gente in cerca di aiuto e di un conforto spirituale. Un prete per Papa Francesco non può essere considerato un freddo burocrate o un anonimo funzionario, bensì un uomo senza un’agenda predefinita da rispettare che consegna il suo tempo a Dio e ai fedeli:

È scalzo, il nostro prete rispetto a una terra che si ostina a credere e considerare santa. Non si scandalizza per le fragilità che scuotono l’animo umano: consapevole di essere lui stesso un paralitico guarito, è distante dalla freddezza del rigorista, come pure dalla superficialità di chi vuole mostrarsi accondiscendente a buon mercato.

Papa Francesco: no a narcisismi e gelosie clericali

Riguardo alle proprietà, Papa Francesco ha chiesto ai preti italiani di conservare soltanto ciò che serve per l’esperienza di fede e carità del popolo di Dio, liberandosi di tutte le zavorre: dalle illusioni al pessimismo. I sacerdoti sono stati invitati a frequentare i poveri per trarre ricchezza dalla vicinanza con gli ultimi, rifuggendo da titoli onorifici e vana gloria per confidare solo nell’amore:

Lo stile di vita del prete dev’essere semplice ed essenziale. Il sacerdote è un uomo di riconciliazione, un segno e uno strumento della tenerezza di Dio, attento a diffondere il bene con la stessa passione con cui gli altri curano i loro interessi.

Papa Francesco ha poi chiesto ai preti italiani di liberarsi dai narcisismi e dalle gelosie clericali frequentando il cenacolo del presbiterio. Un modo per accrescere la stima verso gli altri preti e la benevolenza reciproca.