La notizia dell’elezione di Donald Trump ha sconvolto il mondo della politica, e tanti leader mondiali si sono affrettati a mandare il loro messaggio di congratulazioni al neo Presidente degli Stati Uniti o a commentare quanto accaduto; mancava però all’appello la versione di Papa Francesco, rappresentante della comunità dei cattolici di tutto il globo.

Su Repubblica è stata pubblicata oggi un’intervista a opera di Eugenio Scalfari, nella quale il Pontefice esprime le proprie opinioni sui temi importanti che l’inquilino della Casa Bianca dovrà affrontare e che la Chiesa considera prioritari.

Come punto di partenza il Papa afferma di non voler esprimere alcuna valutazione preventiva sulla figura di Trump, il quale verrà giudicato sulla base di un semplice principio: “Io non do giudizi sulle persone e sugli uomini politici, voglio solo capire quali sono le sofferenze che il loro modo di procedere causa ai poveri e agli esclusi”.

C’è forse una nota di sfiducia nelle parole di Bergoglio, con la consapevolezza che i due piani, quello politico e quello morale – religioso, non siano destinati a correre affiancati ma a seguire linee divergenti.

Eloquente invece il riferimento al famigerato muro che Trump vorrebbe costruire al confine con il Messico, nonché la sua opposizione ferrea all’immigrazione: “Dobbiamo abbattere i muri che dividono: tentare di accrescere il benessere e renderlo più diffuso, ma per raggiungere questo risultato dobbiamo abbattere quei muri e costruire ponti. Uno dei fenomeni che le diseguaglianze incoraggiano è il movimento di molti popoli da un paese ad un altro, da un continente ad un altro. Quello che noi vogliamo è la lotta contro le diseguaglianze, questo è il male maggiore che esiste nel mondo.”

Per quanto riguarda profughi e migranti, al centro della campagna elettorale fortemente protezionistica e isolazionista di Donald Trump, Papa Francesco ha riferito con eloquenza di “provvedimenti avversati dalle popolazioni che temono di vedersi sottrarre il lavoro e ridurre i salari. Il denaro è contro i poveri oltreché contro gli immigrati e i rifugiati, ma ci sono anche i poveri dei Paesi ricchi i quali temono l’accoglienza dei loro simili provenienti da Paesi poveri. Un circolo perverso che deve essere interrotto“.