Il suo primo anniversario di pontificato non lo passerà in Vaticano ma sui Castelli romani, ad Ariccia per gli esercizi spirituali della Quaresima. Un viaggio in pullman senza segretari o aiutanti ma solo con i cardinali e i vescovi che dovranno pagarsi la camera. Basta questo spaccato per far capire qualcosa di Papa Francesco (foto by InfoPhoto) che si appresta a ‘festeggiare’ un anno di Pontificato. Un Papa che ha posto tanti segni di novità in pochissimo tempo. Un Papa delle periferie ma anche globale (così lo definisce a Limes Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, secondo cui Bergoglio “la globalizzazione l’ha appresa nella sua Buenos Aires, gli svariati microcosmi religiosi, sociali e culturali. La Shoà e l’ebraismo, l’ortodossia russa, l’Holodomor, il Metz Yeghern sono realtà che ha conosciute, frequentate e interiorizzate”).

Un Papa che si è aperto a internet, ha fatto visita a Lampedusa e che, durante la GMG a Rio de Janeiro, ha presentato la sua Chiesa come “difensore dei poveri contro le disuguaglianze sociali ed economiche intollerabili che gridano al cielo”. Il primo Papa giunto dal Sud del mondo si è tolto il tradizionale rosso imperiale delle vesti per indossare la tunica bianca del missionario. Ha lasciato l’appartamento e la villa di Castel Gandolfo scegliendo un’utilitaria per i suoi spostamenti e viaggia spesso solo con una borsa. Anche per questo, ma non solo, propone una figura papale in discontinuità rispetto al suo predecessore Benedetto ma anche agli ultimi papi ‘conciliari’ e contemporanei. Ora vuole portare la sua parola in Medio Oriente, in Asia e in Africa per una nuova e cruciale sfida all’umanità del benessere.

Nato il 17 dicembre 1936 da emigranti piemontesi, si diploma come tecnico chimico scegliendo poi la strada del sacerdozio ed entrando nel seminario diocesano. Completa gli studi umanistici in Cile e nel 1963 e si laurea in filosofia al collegio San Giuseppe a San Miguel. Fra il 1964 e il 1965 è professore di letteratura e psicologia nel collegio dell’Immacolata di Santa Fé e nel 1966 insegna le stesse materie a Buenos Aires. Dal 1967 al 1970 studia teologia laureandosi sempre al collegio San Giuseppe. Come arcivescovo di Buenos Aires pensa a un progetto missionario incentrato sulla comunione e sull’evangelizzazione che punta su comunità aperte e fraterne, un laicato consapevole, evangelizzazione e assistenza ai poveri e ai malati.

Sulla sua biografia ufficiale si legge questa frase: “La mia gente è povera e io sono uno di loro” pronunciata una volta per spiegare la scelta di abitare in un appartamento e di prepararsi la cena da solo. Invita preti e laici a lavorare insieme a cui ha sempre raccomandato misericordia, coraggio e porte aperte. La cosa peggiore che possa accadere nella Chiesa, ha spiegato, “è quella che de Lubac chiama mondanità spirituale, mettere al centro se stessi”. Cita la giustizia sociale, invita a riprendere in mano il catechismo, i dieci comandamenti e le beatitudini. Nonostante il carattere schivo è divenuto un punto di riferimento per le sue prese di posizione durante la crisi economica che ha sconvolto il Paese nel 2001.

Il sondaggio dei settimanali paolini Credere e Famiglia Cristiana conferma il ‘successo’ di Papa Francesco: a un anno dall’inizio del suo pontificato, il 69% dei credenti cattolici ha aumentato la fede, il 39% va di più in Chiesa e il 57% prega di più: d’aiuto alcune parole chiave di Bergoglio come “gioia” e non “dovere”, sobrietà di vita e apertura agli altri. Il Papa è percepito dai lettori come “spontaneo” (48%), “comunicatore” (26%) e “innovatore” (23%). Il 27% adotta stili di vita più sobri mentre il 22 afferma di “voler più bene agli altri”. Per il 20 %, se fosse un personaggio della letteratura sarebbe Robin Hood. E se facesse un altro mestiere sarebbe un insegnante. Lo ha fatto in passato. E lo sarà in eterno.

Giovedì 13 marzo uscirà su Leonardo.it un post completo sull’anno di Pontificato di Papa Francesco.

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