Come ormai divenuta consuetudine di un Pontefice particolarmente mediatico e disposto a confrontarsi con la stampa, il Papa durante il suo viaggio di ritorno dalla Georgia ha voluto rispondere alle domande dei giornalisti, che inevitabilmente si sono concentrate sulle affermazioni molto nette riguardanti la cosiddetta “teoria del gender”.

Si ricorderà infatti che nel corso del fine settimana Papa Francesco si è duramente scagliato contro questo atteggiamento, definendolo come un’idea paragonabile a una “guerra 
mondiale per distruggere il matrimonio: ci sono colonizzazioni 
ideologiche che distruggono“.

Quello di oggi è invece un parziale dietrofront, nella misura in cui le persone vengono distinti dalle idee, di cui si possono fare o meno portatrici.

Nella mia vita di sacerdote, di vescovo e anche di Papa io ho accompagnato persone con tendenze e anche pratiche omosessuali, li ho avvicinati al Signore e mai li ho abbandonati. Le persone si devono accompagnare come fa Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriva davanti a Gesù, Lui sicuramente non dirà: vattene via perché sei omosessuale”, queste le parole pronunciate dalla massima autorità della Chiesa Cattolica per spiegare la reale portata del messaggio cristiano.

E quindi ha poi spiegato cosa intende per colonizzazione ideologica, riferendosi all’insegnamento della “teoria del gender” nelle scuole, raccontando di aver avuto modo di leggere alcuni testi scolastici: “Una cosa è una persona che ha questa tendenza, o anche che cambia sesso. Un’altra è fare insegnamenti nelle scuole su questa linea, per cambiare la mentalità: lo chiamo colonizzazione ideologica”.

Spinto a illustrare ancora la sua teoria del caso specifico, Papa Francesco ha raccontato la storia di un fedele spagnolo che ha cambiato sesso e si è sposato, e che in seguito ha ricevuto a Roma: “La vita è vita, le cose si devono prendere come vengono. Il peccato è peccato, ci sono le tendenze, gli squilibri ormonali, esistono tanti problemi e dobbiamo essere attenti non dire ‘è tutto lo stesso, facciamo festa’. Ma ogni caso bisogna accoglierlo, accompagnarlo, discernerlo e integrarlo. È un problema di morale, umano, e si deve risolvere come si può, sempre con la misericordia di Dio, con la verità ma sempre col cuore aperto”.