La notizia è ormai stata ufficializzata dalle autorità francesi: Abdelhamid Abaaoud, il giovane considerato la mente dietro agli attentati di Parigi di venerdì sera, è stato ucciso. A far chiarezza su come siano andate le cose durante il blitz è ora un alto dirigente del servizio di antiterrorismo francese presente sul posto.

L’uomo racconta come è iniziato l’assedio, avvenuto a Saint-Denis, sobborgo nella periferia di Parigi, tra la notte di martedì sera e la mattina di mercoledì: “La segnalazione era esatta. Cercavamo il regista e c’erano molti indizi, incrociati e verificati, che potesse essere in quell’appartamento. Decidiamo di intervenire subito. È un quartiere popoloso, con lavori e abitudini diverse. C’è chi rimane sulle strade fino a tardi e chi si alza presto per andare al lavoro. Il blitz scatta alle 4.16. Cerchiamo l’effetto sorpresa. I cecchini e gli altri uomini delle teste di cuoio sono piazzati sui tetti del palazzo di fronte e in quelli vicini. Tutta la zona è blindata. Non esce ed entra nessuno”.

Il racconto del blitz contro i terroristi di Parigi prosegue: “Saliamo al secondo piano, troviamo la porta blindata e piazziamo delle cariche per buttarla giù. L’esplosione può prendere alla sprovvista la gente all’interno. Il tempo sufficiente a entrare e impedire una reazione. Ma la porta resiste. Non viene giù. Torniamo indietro, lentamente, protetti da una grossa parete in acciaio munita di rotelle. Alle 4.54 dall’interno escono sul pianerottolo in quattro, iniziano a fare fuoco. Sparavano all’impazzata. Gente allenata, decisa, motivata. Raffiche continue e poi colpi singoli per risparmiare i proiettili. Lo scontro dura mezz’ora. Intenso e violento. Poi arretrano e si chiudono dentro. Il silenzio”.

L’alto dirigente passa poi a spiegare le fasi successive dell’assedio a Parigi: “Ma era solo l’inizio. Dall’interno ci lanciano tre-quattro granate. Alcuni agenti vengono feriti alle gambe e alle braccia dalle schegge. Seguono dei tiri sporadici, sempre singoli. Spediamo un cane verso l’ingresso della porta. È Diesel, lo falciano con una sventagliata. segue un’altra lunga raffica di Ak-47 e poi delle grida e una fortissima esplosione. Tutti i vetri dello stabile e quelli attorno vanno in frantumi. Abbiamo visto un pezzo di un corpo e la testa che veniva scagliata sulla strada. Il muro portante della casa si è spostato e si è incrinato lungo tutta la facciata. Non sapevamo cosa fosse. Sono entrati in azione i cecchini e hanno colpito un terrorista. Gli spari si calmano. Non sapevamo cosa pensare: era tutto finito oppure c’era ancora un terzo terrorista in agguato. I cecchini hanno lanciato delle granate all’interno per saturare l’ambiente. L’immobile ha vibrato, sono saltate le condutture d’acqua, altri infissi, parti del tetto”.

Quindi l’uomo che ha partecipato al blitz che ha portato alla morte del 27enne Abdelhamid Abaaoud, la mente dei terribili attentati di Parigi, completa il suo racconto: “Abbiamo spedito un robot. dentro, da quello che vedevamo sul video, c’era l’infermo. Pieno di detriti. Un secondo cane ha aperto la strada. Siamo scesi di un piano per entrare nel secondo appartamento che si trovava nel piano sottostante. Con delle pertiche munite di telecamere abbiamo visto in alto. Volevamo essere sicuri se c’era ancora qualcuno. C’era il caso dappertutto. Non eravamo in grado di capire se c’erano due o tre terroristi. Uno si era fatto esplodere, l’altro era stato abbattuto. Ma sapevamo che potevano essercene altri. Due persone che si nascondevano tra i detriti sono stati presi e ammanettati. Li abbiamo fatti spogliare per vedere se avevano altre cinture esplosive. Alle 11.30 l’operazione era conclusa. Solo una volta entrati, al piano di sotto, sommerso da altri detriti abbiamo scoperto il terzo cadavere”. Si trattava proprio del corpo del ricercato principale degli attacchi a Parigi, Abdelhamid Abaaoud.