Giornata di frenetica attività quella di ieri per gli agenti della Guardia di Finanza di Parma che si sono occupati delle operazioni di sequestro dei beni appartenenti alla Parmacotto.

L’azienda è infatti incorsa nell’ordine preventivo stabilito dalla Procura di Parma a seguito dell’ipotesi di una truffa pari a 11 milioni di euro ai danni del Ministero per lo Sviluppo economico.

L’intero patrimonio aziendale è stato bloccato come misura cautelare, così come le liquidità sui conti correnti e i mobili e gli immobili.

La Simest – Società Italiana per le Imprese all’Estero, agenzia del Ministero – avrebbe infatti elargito nel 2011 circa 11 milioni di euro alla Parmacotto come aiuti per l’internazionalizzazione: le indagini hanno però rivelato che i bilanci presentati erano stati falsificati e che il piano di sviluppo si configurava come irrealizzabile.

L’accusa completa, in attesa della convalida del Gip, è allora quella di truffa aggravata finalizzata all’ottenimento di erogazioni pubbliche: i principali responsabili sono Marco Rosi e il figlio Alessandro, rispettivamente presidente del CdA (ai tempi) e amministratore delegato di Parmacotto.

Alessandro Cappelletti, Cfo dell’azienda dal 2015, sta cercando di rasserenare gli animi, sostenendo che le operazioni in corso non siano altro che procedure standard: “Stiamo collaborando da un anno con la Guardia di Finanza per l’accertamento di queste incongruenze tra documentazione contabile e la reale situazione aziendale tra 2010 e 2011, è un iter assolutamente lineare e atteso”.

Per la Parmacotto si tratta di un momento molto importante, dato che tra due giorni si discuterà della fine del concordato che ha portato a un piano industriale di circa due anni, con tanto di tagli importanti al personale di quasi il 60% e debiti arrivati a superare i 100 milioni di euro.