Salvatore Parolisi uccise Melania Rea perché sessualmente rifiutato. Il Gip di Teramo Marina Tommolini ha così sentenziato il punto chiave della vicenda dei coniugi Parolisi depositando una documentazione di 67 pagine in cui ricostruisce tutta la vicenda. Il 18 aprile del 2011 intorno alle ore 15 la moglie del caporalmaggiore degli Alpini venne dunque accoltellata per 35 volte dal marito per un rapporto sessuale negato. Non c’entrano nulla amanti e segreti di caserma.

Parolisi, che si è sempre dichiarato innocente, era stato condannato lo scorso 26 ottobre con formula di rito abbreviato all’ergastolo e al pagamento di due milioni di euro, uno per la figlia Vittoria e 500mila euro a testa per i genitori di Melania. Ieri è stata di fatto depositata la sentenza dal Gip ma con una tesi che va controcorrente rispetto a quella della Procura di Teramo dello scorso agosto 2011 che indicava come movente il tesoretto di Parolisi, che oltre al suo stipendio da sottoufficiale dell’Esercito (missioni nei Balcani e in Afghanistan) era arricchito da soldi incassati da un risarcimento danni in seguito ad un incidente stradale. Parolisi che si stava separando dalla moglie (era in comunione di beni) avrebbe agito per mania ossessiva nei confronti del denaro.

Oggi invece la sentenza shock (qui uno stralcio e l’analisi). Lo scorso 18 aprile Parolisi uccise la moglie a coltellate perché rifiutò un rapporto sessuale mentre si trovavano nella pineta di Ripe di Civitella. Un raptus di follia che si concluse con l’assassinio di Melania.