I più famosi riti di Morte e Resurrezione, legati all’arrivo della primavera, sono senza dubbio i Misteri eleusini. Inizialmente erano riti misterici, celebrati nel santuario di Demetra, nell’antica città greca di Eleusi. In seguito all’invasione ellenica e all’inglobamento di Eleusi nello Stato Ateniese, il culto dei misteri fu esteso all’intera Grecia e alle sue colonie. Sebbene i veri e propri misteri continuassero a svolgersi a Eleusi, anche le altre città celebrarono Demetra e sua figlia Persefone due volte l’anno. Il rito era infatti diviso in due parti: la prima aveva luogo in primavera, in concomitanza con l’equinozio, ed era detta «piccoli misteri», costituiva una specie di purificazione che e rappresentava il ritorno di Persefone presso Demetra. A questo rito partecipava l’intera popolazione, con una processione durante la quale, agitando palme, si accompagnava la statua di Persefone fino al Tempio, dove avrebbe riabbracciato sua madre Demetra che, felice per il ritorno della figlia, avrebbe nuovamente fecondato la terra. La seconda parte dei misteri si svolgeva in autunno, ed era detta «grandi misteri». Si trattava di un momento consacratorio alla cui cerimonia erano ammessi solo pochi adepti. Il rito si svolgeva nel Tempio ed era vietata la diffusione di quanto avveniva durante la sua celebrazione, pena la morte. In questo caso, Persefone tornava nell’Ade; chi vi partecipava prendeva parte al Mistero della Morte e della Resurrezione. La distruzione del tempio di Demetra nel 396 d.C., ad opera dei visigoti, sancì la definitiva interruzione delle celebrazioni. Tuttavia i Misteri erano stati per secoli i riti più conosciuti e venerati di tutta l’antichità. Cicerone stesso vi partecipò e nel De Legibus ne parlò come del «Beneficio migliore che Atene abbia portato agli uomini. Attraverso i misteri abbiamo imparato a conoscere i principi della Vita e attraverso questi, il mezzo non solo di vivere nella gioia, ma anche di morire con una speranza migliore».

Questo beneficio non fu mai dimenticato dall’umanità e, sebbene la parte esoterica dei misteri sia scomparsa, la celebrazione essoterica, ovvero quella alla quale poteva partecipare l’intero popolo, è sopravvissuta fondendosi e confondendosi con le celebrazioni pasquali dell’area tarantina. Come molte delle antiche festività pagane, anche l’Equinozio di Primavera fu dunque cristianizzato: la prima domenica dopo la prima luna piena che segue l’Equinozio (data fissata nel IV°secolo D.C.) si celebra la Pasqua, un rituale che in questa particolare area del Salento si divide, proprio come allora, in due distinti momenti. La prima ha luogo durante il Giovedì Santo, giorno di celebrazione solenne in cui i fedeli visitano i «Sepolcri» (altari allestiti all’interno delle chiese) con cestini di grano giallo più o meno riccamente decorati. Uomini incappucciati e scalzi, detti «Pappamusci» girano di sepolcro in sepolcro per andare ad inginocchiarsi e pregare davanti al sacramento, spesso in italiano il termine viene tradotto in “Pellegrini” e rappresentano, in un certo senso, gli angeli che proteggono il sepolcro e le anime che cercano Dio. Le chiese rimarranno aperte fino all’alba del giorno dopo, Venerdì Santo, la sera del quale sfileranno le 12 statue dei Misteri costituenti la seconda parte del rito.

In questa cerimonia sono evidenti i simboli eleusini. Il grano era simbolo di Demetra, Dea delle messi e il cereale era adoperato abbondantemente durante i Grandi Misteri per giungere all’estasi attraverso un fungo allucinogeno presente fra le sue spighe. Il colore giallo pallido rappresenta l’annuncio della resurrezione della vita, il sole nella sua pienezza. I Pappamusci, la cui identità è tenuta segreta, rappresentano gli iniziati ai misteri custodi del mistero di morte e resurrezione. La seconda parte del rito pare di importazione spagnola ed è comune alla celebrazione pasquale della Sicilia, tuttavia il nome attribuito alla sfilata di statue (I Misteri) identifica come questa sia la rappresentazione non solo della Via Crucis ma anche del misterioso percorso che l’anima compie per giungere a Dio.