Festa ritenuta cristiana, la Pasqua (che quest’anno cade il 31 marzo) incorpora tradizioni pre-cristiane legate alla primavera e alla fertilità della Terra, è una festa dalle origini antichissime che si collega ai rituali naturali e alla sacralità delle rugiade e degli alberi, è una forma di venerazione del principio agreste basato sulla morte e rinascita dello spirito della vegetazione. Il Venerdì Santo si onora il “Cristo” con piante, spighe e fiori, evidente legame tra festività e rituali arborei. Anche la simbologia dell’agnello (o “capretto”) è strettamente legata al culto arboreo: la capra infatti rosicchia le cortecce degli alberi danneggiandoli, ma secondo gli antichi solo il Dio della vegetazione si nutrirebbe della pianta da esso personificata, e dunque lo stesso animale non può che essere sacro. Mangiare la sua carne significava quindi per loro assorbire una parte di divinità; pertanto cibarsi di animali sacri per il Dio è un sacramento solenne come la celebrazione di Gesù, rappresentato dall’Agnello che ancora oggi, in molte parti di Italia si consuma: “…io sono l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo…”. Strettamente connessa con i rituali legati alla vegetazione e alla rinascita è anche la tradizione pasquale di accendere falò: fuochi di gioia da cui è derivata la tradizione del cero pasquale. In molte altre parti d’Europa e nella stessa Italia, si riscontra inoltre l’abitudine di accendere fuochi per gettarne poi la cenere sui campi per propiziare i raccolti.

Anche l’uovo è simbolo di rinascita: esso è un potente talismano di fertilità e vita, come testimoniano molte tradizioni (come le usanze delle uova sacre Russe o Ucraine), dove cibarsi di questo alimento celebra la rinascita del sole e il ritorno delle stagioni dell’abbondanza. Il famoso Uovo di Pasqua al cioccolato ha antenati nei villaggi precristiani dell’Europa. L’uovo, che ha importanza in molte culture di tutto il mondo, è uno dei simboli più antichi e potenti della vita. Nei Paesi celtici del nord Europa si usava far rotolare le uova dalla cima di una collina per la festa di Beltane, a imitazione del movimento del sole nel cielo. La Chiesa cattolica rimodellò il rituale per simboleggiare la pietra che rotola via dalla tomba di Cristo risorto e in molte tradizioni contadine, dalla Scozia all’Italia, per Pasqua i bambini usavano fare la “questua delle uova”, i soldi raccolti venivano dati in parrocchia o per opere benefiche. Il coniglietto pasquale, molto diffuso nei Paesi anglo-americani, rimanda invece alla mitologia germanica: è la “Österhase” o “lepre pasquale”, l’animale della fertilità che accompagna le divinità della primavera e dell’amore, ed “Eostre” (antico nome inglese di questa divinità) è rimasto come nome della festa anche nella sua forma cristiana, in inglese infatti Pasqua si dice Easter.

Alcuni studiosi sottolineano poi la relazione della Pasqua cristiana con la quella ebraica. Molti dei primi cristiani erano stati educati nella tradizione ebraica e consideravano Pasqua come una nuova versione della festa ebraica, celebrazione del Messia preannunciato dai profeti. La parola pasqua deriva proprio dall’ebraico “Pessach” che significa passaggio. Era la festa annuale con cui gli ebrei ricordavano (e ricordano tuttora) il prodigioso attraversamento del Mar Rosso quando, dopo 430 anni di schiavitù in Egitto, furono liberati da Mosè. Egli li condusse attraverso il deserto verso la terra di Palestina, la Terra Promessa, con un viaggio che durò 40 anni e fu pieno di difficoltà. In ricordo di questo storico viaggio, la festa di Pasqua era celebrata dagli ebrei con la consumazione di bevande e alimenti connotati da un forte valore simbolico: i membri della famiglia stavano in piedi con un bastone in mano mangiando un coscio di agnello arrostito e del pane azzimo (perché uscendo in fretta dall’Egitto non fecero in tempo a far lievitare il pane). Il contorno era rappresentato da tre specie di erbe amare, sedano, lattuga ed invidia, con cui intendevano ricordare i giorni tristi della permanenza in Egitto. Infine un uovo sodo, considerato il simbolo dell’eternità della vita perché dotato fisicamente di superficie che non ha principio né fine. Anche Gesù da buon ebreo, celebrò la festa di Pessach insieme agli apostoli. Questa fu l’ultima cena. Per il mondo cristiano, dopo la venuta del Messia, l’antica Pasqua ebraica ha acquisito un nuovo significato, ossia il ricordo della Risurrezione di Cristo, evento di salvezza per tutti. E’ interessante osservare come nel pasto pasquale moderno abbiamo conservato alcuni cibi del banchetto ebraico, dando ad essi un significato diverso: l’agnello è il Cristo, Dio immolato per noi; l’uovo è il simbolo della Risurrezione (il Cristo che uscì dal sepolcro nel mattino di Pasqua); la colomba è l’uccello che si libra sulle acque e, portando un ramoscello di ulivo a Noè (Genesi 8.10,12) annuncia il nuovo patto tra Dio e l’uomo.

La Pasqua cristiana è senza dubbio quindi derivata da quella ebraica e questa, a sua volta, dalle feste agricole dell’antichita’. Alcune usanze associate alla Pasqua, come le uova ed i coniglietti, simboli antichi di fecondità di quasi tutte le religioni antiche pre ebraiche e cristiane, costituiscono una prova tangibile che con questa festa la “cristianità” ha soppiantato antiche e radicate usanze dette “pagane” primaverili.