Il Brasile sì è finalmente pronunciato sul processo di estradizione di Pasquale Scotti, membro della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo, latitante da circa 30 anni.

Il Supremo tribunal federal del Paese (che equivale alla nostra Corte costituzionale) ha autorizzato l’estradizione dell’italiano, che in Brasile aveva assunto l’identità di Francis De Castro Visconti, proprietario di un servizio di import/export alimentare e partner nella gestione di un nightclub.
Pasquale Scotti, che era stato arrestato lo scorso maggio a Recife, nella zona nordest del Paese, in Italia era stato catturato nel dicembre del 1983.

Braccio destro armato del boss Raffaele Cutolo, aveva cercato di riorganizzare il clan dopo il trasferimento del suo capo all’Asinara. Sul suo capo pendono accuse di omicidio, estorsione, per i quali in sua assenza è stato condannato all’ergastolo.

Scotti infatti, che inizialmente aveva collaborato con gli inquirenti, nella notte di Natale del 1983 era riuscito a evadere dall’ospedale di Catania dove era ricoverato per una ferita alla mano. Quindi la fuga verso il Paese sudamericano e lo stato di latitanza per 31 anni.

I suoi legali hanno cercato di impedire l’estradizione sostenendo che Scotti fosse da considerare un perseguitato politico costretto a scappare dal carcere per non essere eliminato dietro le sbarre. Inoltre Scotti – o meglio Francis De Castro Visconti, il suo alias brasiliano – non avrebbe mai avuto guai con la giustizia nel Paese e la sua permanenza dovrebbe essere giustificata dai due figli di 5 e 13 anni avuti dalla moglie autoctona.

Il giudice della Corte suprema Luiz Fux si è però pronunciato contro le richieste avanzate dalla difesa e ha dato l’ok all’estradizione di Pasquale Scotti, ricordando gli accordi esistenti tra Italia e Brasile e la natura dei crimini di cui è accusato, comune e non politica.

L’unica condizione posta è stata quella della pena da infliggere all’imputato: è stato infatti richiesto che l’ergastolo sia commutato in 30 anni di carcere, periodo di tempo massimo che un uomo può scontare secondo la giustizia brasiliana.