Il Senato della Repubblica ha approvato in via definitiva il disegno di legge sulle riforme costituzionali, dando dunque il via alla riforma del Senato stesso e ponendo, di fatto, un punto sul bicameralismo italiano. A votare a favore sono stati soltanto i partiti della maggioranza che sostengono il governo Renzi mentre tutti gli altri partiti (esclusi i fittiani che hanno votato contro) hanno preferito astenersi dal voto e abbandonare l’Aula (Movimento Cinque Stelle, Lega Nord, Forza Italia, Sinistra Ecologia e Libertà). E alla fine i voti favorevoli sono stati 179, i contrari 16, gli astenuti 7.

Riforma del Senato: cosa cambia

Mentre la Ministra delle Riforme Maria Elena Boschi e il Premier Matteo Renzi esultano per il risultato raggiunto oggi (non soltanto la riforma del Senato ma anche l’approvazione del progetto di legge sullo ius soli) e le opposizioni protestano fermamente sulla riforma costituzionale, andiamo a vedere nel dettaglio cosa cambierà effettivamente dopo il voto di oggi:

  • fine del bicameralismo perché Camera dei deputati e Senato della Repubblica avranno funzioni diversi;
  • alla Camera dei deputati resteranno i 630 onorevoli e avrà funzione di indirizzo politico e di controllo sul governo;
  • il nuovo Senato della repubblica avrà 100 rappresentanti (contro gli attuali 315) e sarà formato da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 componenti di nomina del presidente della Repubblica;
  • la durata del mandato di ciascun senatore sarà pari a quella degli organi delle istituzioni nel territorio in cui sono stati eletti;
  • per quanto la formazione delle leggi, quelle di rango costituzionale, il referendum, la legge elettorale e i trattati con l’Unione europea restano bicamerali;
  • al di fuori dei precedenti esempi, le leggi vengono esaminate e approvate dalla Camera dei deputati che poi le trasmette al Senato della Repubblica (che a talune condizioni potrà comunque intervenire su di esse);
  • per quanto riguarda invece l’elezione del Presidente della Repubblica, il quorum necessario elle prime tre votazioni è dei due terzi dei componenti dell’assemblea. Dalla quarta votazione servono i tre quinti dell’assemblea mentre dalla settima i tre quinti dei votanti;
  • i giudici costituzionali eletti dal parlamento saranno cinque, due eletti dal Senato tre dalla Camera separatamente;
  • non ci sarà più legislazione concorrente tra Stato e Regioni e si procederà ad una redistribuzione delle competenze;
  • abolizione del CNEL e delle Province