Gianni Cuperlo, Pierluigi Bersani, Guglielmo Epifani, Roberto Speranza e Michele Emiliano: sono questi alcuni tra i 13 nomi di spicco che non hanno approvato la Relazione di Matteo Renzi a un Pd diviso in maniera netta sui recenti eventi riguardanti tanto il caso Guidi che il cosiddetto Referendum Trivelle.

Sembra ormai chiaro come la minoranza interno al partito sia sempre più decisa a contrastare le ultime decisioni prese dal suo leader. Tra i commenti più duri, inerenti sopratutto l’invito all’astensionismo di Renzi, c’è quello dell’ex rivale Cuperlo, che si rivolge direttamente al vertice: “Matteo, ti manca la statura del leader anche se coltivi l’arroganza del capo“.

Un’accusa che però sembra non scalfire il premier, intenzionato ad andare per la propria strada. “È un giudizio politico che rispetto ma io ho l’ambizione di proporre una sinistra credibile, possibile e riformista“.

Nonostante le frange di opposizione interna al Pd chiedano con una certa insistenza la modifica alla linea ufficiale del partito sulle indicazioni di voti al referendum, Matteo Renzi pare inamovibile, tornando a parlare di legittimità della scelta dell’astensionismo, al tempo stesso promettendo non vi saranno scomuniche o purghe nel caso qualcuno decida di andare a votare.

A fare più rabbia alla minoranza del Pd è la mancanza di democraticità interna, di discussione e di condivisioni di idee nel partito, a partire dall’ormai famigerato emendamento Tempa Rossa inserito nelle legge di stabilità.

Paolo Gentiloni a questo proposito ha voluto difendere i vertici, invitando i suoi colleghi di partito a “non avere una concezione proprietaria del partito“; più ironico e sferzante l’intervento di Vincenzo De Luca: “Basta psicodrammi: non vorrei che alla base di certe operazioni nostalgia ci fossero più che problemi politici problemi prostatici”.

Per quanto Michele Emiliano lo abbia equiparato a un petroliere, Renzi si aggiudica l’onore e l’onere dell’ultima parola sulla questione promettendo di accettare qualsiasi decisione prende la magistratura: “Noi dobbiamo permettere ai magistrati di essere rapidi nelle sentenze e fare di tutto perché questo consenta a noi di guardare negli occhi i nostri avversari politici che sostengono che siamo tutti uguali. Non solo non sono servo ma sono leader di partito che non ha preso soldi dalle aziende petrolifere. Ma io difendo l’Eni perché si fa così nei paesi civili e chiedo all’Eni di continuare ad investire. Se poi uno ruba deve andare in galera”.