Non c’è ancora una conferma definitiva, ma la sorte del Pd, almeno dal punto di vista amministrativo, sembra essere stata decisa.

Un vertice notturno svoltosi presso la segreteria di Largo del Nazareno avrebbe infatti definito la strategia di Matteo Renzi, che lascerà la guida del partito come già fatto per la presidenza del Consiglio, solo allo scopo di tornarvi con una maggiore legittimazione in vista del congresso, che potrebbe svolgersi ad aprile o maggio.

Nel fine settimana avverrà dunque il passaggio di consegne, molto probabilmente durante l’Assemblea che si terrà domenica. Al timone vedremo Matteo Orfini, già presidente del Pd, membro di spicco della corrente dei cosiddetti giovani turchi ma fedelissimo dell’ex premier.

Il gesto è stato interpretato come un segno distensivo in direzione della minoranza di Bersani, Speranza e gli altri, per evitare una spaccatura che potrebbe sfavorire il partito in vista delle prossime elezioni.

Il favorito alle primarie dem rimane ancora Matteo Renzi, dunque, che proprio oggi ha incassato l’appoggio pubblico di Graziano Delrio, considerato in precedenza un possibile candidato: “Il mio nome per il Pd è Matteo Renzi. Io sto continuando a insistere perché lui continui a proporsi e credo di avere successo in questa mia impresa“.

A tenere banco sono però le barricate poste dalla minoranza interna, che avrà modo di riunirsi sabato sera chiamata a raccolta da Enrico Rossi, governatore della Toscana: D’Alema, Bersani e gli altri dovranno trovare una strategia comune per frenare le pretese di Renzi e proporre un nome che possa convincere i meno convinti dalle possibilità dell’ex presidente del Consiglio.