Il pressing del Pdl sul Governo in tema di giustizia diventa sempre più consistente, com’era prevedibile immaginare, dopo l’ultima condanna inflitta a Silvio Berlusconi e soprattutto dopo l’incontro del Cavaliere con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano (foto by InfoPhoto). Ieri il partito dell’ex presidente del Consiglio, durante i lavori alla commissione Affari Istituzionali del Senato, ha proposto un emendamento al disegno di legge sulle riforme costituzionali che definire critico è dire poco.

Il Pdl chiede nell’emendamento che il cosiddetto “comitato dei saggi” intervenga anche sul titolo IV della Costituzione, quello che stabilisce poteri e disciplina degli organi della magistratura. Invece lo schema originario del disegno di legge, quello nato dall’accordo fra Pd, Pdl e Scelta civica, prevedeva la modifica solo dei titoli I, II, III e V della Carta.

Il Pd è andato su tutte le furie. Luigi Zanda, presidente dei senatori del partito di maggioranza, commenta: “La Costituzione è materia delicatissima che va trattata con la massima prudenza possibile, senza strappi e senza blitz”. Ancora più dura la segreteria. In una nota firmata da Danilo Leva, presidente del forum Giustizia, e Alfredo D’Attorre, responsabile Riforme della segreteria nazionale, si parla di “Pirateria del Pdl sulla Giustizia”.

Il Pdl cerca di gettare acqua sul fuoco. Il primo firmatario dell’emendamento, Donato Bruno, spiega che queste proposte erano state decise prima della sentenza al processo Ruby.

Tuttavia le ombre di tempesta sul governo di Enrico Letta non accennano a diradarsi.