Torna ad allungarsi l’ombra della pedofilia sulla Chiesa cattolina. Un prete di Ostuni, don Francesco Legrottaglie, è stato tratto in arresto questa mattina dalla polizia postale per il possesso di materiale pedopornografico. Il sacerdote 67enne, di Ostuni, attualmente impegnato come cappellano all’ospedale Perrino di Brindisi, è stato colto in flagranza di reato nel corso di una perquisizione: all’interno del suo computer, gli agenti della polizia postale hanno rinvenuto numerosi file dal contenuto inequivocabile. Ma l’aspetto forse più inquietante di una vicenda già di per sé scabrosa è che don Legrottaglie non è nuovo a questo abominevole reato. Tutt’altro.

Nel 1992, infatti, questo bell’esemplare di rappresentante di dio sulla Terra, ai tempi cappellano militare a Bari, era stato arrestato e quindi condannato per “atti di libidine violenta” compiuti qualche tempo prima ai danni di due ragazzine, quando ancora era parroco a Ostuni. A denunciare don Legrottaglie furono i genitori delle due bimbe, un atto di coraggio non da poco in un’epoca in cui ancora non era stato scoperchiato il pentolone fetido della pedofilia in seno alla Chiesa. Le indagini durarono poco e a carico del prete fu emesso un ordine di custodia cautelare. Il processo portò alla sua condanna, ma anche alla sospensione condizionale della pena.

Don Legrottaglie rimase così a piede libero, fu trasferito in Congo, dove operò da missionario, fino a che nel 2010 non fu chiamato a svolgere la funzione di cappellano all’ospedale Perrino: tutto merito della bella pensata della Curia e alla placida collaborazione della Asl, che paga (inutile dirvi con quali soldi) i circa 2o.000 euro di stipendio annuali ai cappellani dell’ospedale. Naturalmente, sarebbe bastato applicare a don Legrottaglie lo stesso rigore che si riserva a qualunque altro dipendente dell’ospedale, in materia di reati gravi (e la pedofilia pare lo sia), e impedire l’assunzione di un simile figuro. E invece si è scelto di nascondere tutto sotto il tappeto, sperando che nessuno se ne accorgesse. Come tante, troppe volte prima di questa.