Farà certamente discutere il caso dell’evasione dagli arresti domiciliari di don Ruggero Conti, accusato e condannato per pedofilia.

L’uomo, ex parroco di Selva Candida, era ospite di una clinica di Genzano, in provincia di Roma, a poco distanza dai Castelli Romani, a seguito di un peggioramento del suo stato di salute. La fuga è avvenuta a bordo di un taxi.

Conti era stato condannato in primo grado a 15 anni e 4 mesi di reclusione nel 2011 per violenze su minori; in sede di appello la pena era stata ridotta nel maggio del 2013, con una sentenza (14 anni e 2 mesi) confermata anche dalla Cassazione.

Il prelato avrebbe abusato di sette ragazzi facenti parte della comunità dell’oratorio, anche durante lo svolgimento di campi estivi, nell’arco di dieci anni, ovvero tra il 1998 e il 2008. Nella denuncia dell’epoca si leggeva che il prete avrebbe irretito le proprie vittime “con regali che le loro famiglie non potevano permettersi.”

Il vescovo Alberto Mazzola aveva confermato che don Conti, già colpito dal divieto dell’esercizio pubblico del ministero nel 2008, è stato sospeso ‘a divinis’ nel 2011.

Il 63enne è riuscito a dileguarsi prima che i carabinieri potessero notificargli la revoca dei domiciliari, con conseguente trasferimento in una casa circondariale. L’uomo è ora ricercato attivamente dalle autorità.