Proseguono le indagini delle autorità australiane su alcuni presunti casi di pedofilia avvenuti tra gli anni ’70 e ’80: l’accusato, il cardinale George Pell, è stato interrogato nei giorni scorsi dagli investigatori.

Lo hanno confermato gli inquirenti stessi, i quali hanno confermato di essersi recati in Vaticano per ascoltare le dichiarazioni del porporato, locale prefetto per l’Economia: questi ha respinto ancora una volta tutte le accuse.

Gli eventi per i quali Pell potrebbe essere incriminato in Australia si sarebbero svolti mentre aveva assunto incarichi importanti nelle diocesi di Melbourne e Ballarat, città in cui è nato. Oggi quarantenni, dei uomini hanno riferito separatamente di abusi subiti al tempo in cui frequentavano la scuola elementare, mentre un terzo aveva affermato di aver visto il religioso mentre si denudava davanti ad alcuni ragazzini.

In tutto sono otto le testimonianze a supporto delle dichiarazioni della coppia, fra testimoni diretti e familiari delle vittime: uno dei due, Lyndon Monument, ha dichiarato di non aver avanzato prima accuse perché intimorito dalla posizione del cardinale.

Al centro delle accuse vi sarebbe un episodio avvenuto in piscina, quando il cardinale avrebbe toccato in modo indebito due ragazzi: Pell è già stato interrogato quattro volte, e in ogni occasione ha negato qualsiasi coinvolgimento.

Lo scorso agosto la polizia australiana aveva riferito di valutare l’archiviazione delle accuse avvenute negli anni ’70, mentre già in passato l’ex arcivescovo di Sydney era stato accusato da un uomo di averlo sottoposto ad abusi nel 1961, ai tempi in cui era un giovane sacerdote: l’indagine portò però allo scagionamento di Pell da ogni accusa.