Marie Collins, membro della commissione vaticana internazionale contro la pedofilia istituita da Papa Francesco nel 2014, si è dimessa oggi dal suo incarico, rilasciando dichiarazioni apertamente polemiche.

La donna era la sola vittima di abusi rimasta a far parte del gruppo di lavoro che si occupa della protezioni dei minori dagli abusi del clero. Nel comunicato ufficiale si parla di “frustrazione e mancanza di cooperazione da parte di altri uffici della curia romana”, un’accusa piuttosto grave alla quale per ora non è stata data risposta.

La Collins ha quindi personalmente dichiarato che “ci sono state battute d’arresto costanti. Questo è stato direttamente a causa della resistenza da parte di alcuni membri della Curia vaticana al lavoro della Commissione. La mancanza di cooperazione, in particolare da parte del dicastero più strettamente coinvolto nel trattamento dei casi di abuso, è stato vergognoso”.

L’addio della Collins segue quello di Peter Saunders, anch’egli vittima di abusi, che aveva abbandonato la commissione un anno fa.

Il Papa ha accettato le dimissioni della donna, ringraziandola per il lavoro svolto, così come ha fatto il presidente della commissione, il cardinale O’Malley, il quale ha aggiunto che saranno valutate con estrema attenzione “le preoccupazioni che Marie ha voluto condividere con noi”.

Il compito ufficiale della commissione, stando a quanto stabilito da Bergoglio in fase di istituzione della stessa, è quello di proporre iniziative che tutelino i minori e promuovano la “responsabilità delle chiese locali”.

La donna ha però denunciato in questo senso un forte ostruzionismo che ha reso praticamente impossibile il proprio lavoro, lamentando la forte contraddizione tra il “sentire dichiarazioni pubbliche sulla profonda preoccupazione della chiesa per le vittime di abusi” e invece “nel privato vedere come la congregazione vaticana si rifiuti anche solo di riconoscere le loro lettere”.