Oltre a quello della scuola, il tema caldo del momento, in ambito politico e non solo, è quello delle pensioni. Matteo Renzi ha appena avanzato l’ipotesi che il Governo ha in progetto una vera e propria nuova riforma del sistema pensionistico, che andrebbe a sostituire quella della Fornero.

Al proposito, il premier ha infatti affermato che la possibilità di avere pensioni anticipate in cambio di un assegno ridotto è un progetto concreto: “un tema vero, che c’è. […] Se però lo diciamo adesso sembra che sia un’operazione di campagna elettorale.”

Riguardo a questa possibilità, il ministro del Welfare Giuliano Poletti preferisce rimanere cauto e frenare, sostenendo che questa al momento “è una delle 100 ipotesi” in fase di studio nel Governo.

Sulla possibilità di pensioni anticipate il presidente della commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi dell’Ap ha intanto presentato un nuovo disegno di legge, che avanza la possibilità di un pensionamento anticipato in base a due requisiti minimi: 62 anni di età e 35 anni di contribuiti, con una penalizzazione annua che va dal 2% all’8%.

L’idea avanzata da Matteo Renzi a Porta a Porta sulle pensioni anticipate è stato subito accolta con entusiasmo da molti, ma non da tutti. Maurizio Belpietro su Libero scrive: “Le cose non stanno come ha detto Renzi a Porta a Porta e non c’è chi sia informato di cose pensionistiche che non lo sappia. Andare in pensione a 57 anni per le donne o a sessanta per gli uomini, con l’attuale sistema non significa rinunciare a 20 o 30 euro, ma accettare un assegno previdenziale decurtato del 20 o 30 per cento per sempre. Tanto per essere chiari, su una pensione di 1.200 euro vuol dire perdere 240 oppure 360 euro, non briciole. Si tratta cioè di una decurtazione pesante e permanente, che farebbe scendere il trattamento previdenziale intorno a novecento se non ottocento euro. Cosa che cambia radicalmente la prospettiva di ciò che il presidente del Consiglio ha detto l’altra sera.”