Le casse dello Stato dovranno essere pronte a sborsare parecchi milioni di euro perché una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi i mancati aumenti intervenuti sulle pensioni per quanto riguarda il biennio 2012-2013. Più in particolare, è stata dichiarata illegittima la mancata rivalutazione delle pensioni al di sopra di tre volte il trattamento minimo previsto dall’Inps, sempre per lo stesso biennio.

Ad essere stata dichiarata illegittima è stata una decisione presa dall’allora governo di Mario Monti, che all’epoca comportò un risparmio per le casse dello Stato di almeno tre milioni di euro ma che oggi le stesse casse dello Stato dovranno essere pronte a restituire ai diretti interessati. La rivalutazione prevista dal governo Monti riguardava infatti solo le pensioni non superiori a tre volte il trattamento minimo, ossia le pensioni che non superassero il valore di 1.400 euro lordi al mese.

La Corte Costituzionale è giunta alla sentenza su richiesta del Tribunale di Palermo e della Corte dei Conti. Il ragionamento svolto dai giudici ha quindi seguito questo filo logico: lo Stato può applicare in modo limitato la rivalutazione delle pensioni ma gli interventi devono essere ragionevoli ed adeguatamente motivati ma, soprattutto, non possono essere ripetuti nel corso del tempo. In più per adottare decisioni di questo tipo, lo Stato deve cercare un compromesso esigenze dei conti pubblici ed esigenze dei pensionati.

La Corte Costituzionale ha quindi proceduto con il dichiarare illegittima la mancata rivalutazione dei trattamenti pensionistici poiché sarebbero stati violati sia l’articolo 36 che l’articolo 38 della Costituzione per quanto riguarda la proporzionalità e l’adeguatezza dei trattamenti. Il governo Renzi dovrà ora intervenire per decidere tempi e forme del rimborso ai pensionati cui non è stata applicata la rivalutazione dei propri trattamenti (per il momento la cifra interessata è di quasi 10 milioni di euro).