Si chiama opzione donna ed è la possibilità per le lavoratrici, introdotta nel 2004 (e valida fino al 31 dicembre 2015) dal governo Berlusconi, di andare in pensione a 57 anni (58 per le lavoratrici autonome) con 35 anni di contributi.

Chi sfrutta questa possibilità deve considerare che l’importo dell’assegno viene calcolato interamente con il sistema contributivo – e quindi si percepisce il 15-20% in meno di quello che si percepirebbe con il sistema retributivo.

Questa possibilità è stata mantenuta con la riforma Fornero ed ora una circolare dell’Inps dovrebbe riaprire i termini per la sua presentazione che dovrebbero essere scaduti alla fine di novembre.

Perché i termini per andare in pensione con questa opzione scadono con un anno di anticipo? Perché per le pensioni anticipate vale il regime della finestra, per cui se si vuole andare in pensione dal primo gennaio 2016, bisogna maturare i requisiti di età e contributi entro il 30 novembre 2014 se si è una lavoratrice dipendente del settore privato, entro il 31 dicembre se si è dipendente del pubblico impiego, ed entro il 31 maggio 2014 se si è lavoratrice autonoma.

Contro questa interpretazione è stata promossa una class action, e si è provato pure ad emendare la legge di Stabilità. Modifiche che nel secondo caso sono state stoppate dalla Ragioneria generale perché non è stata prevista copertura per tale maggiore spesa.

Qual’è l’entità della riduzione della pensione? In linea generale, ci perde di meno la lavoratrice che ha percepito stipendi elevati già nei primi anni di iscrizione all’Inps, mentre corrispettivamente ci perde di più chi ha avuto una più lunga anzianità contributiva prima del 31 dicembre 1995. In percentuale si perde dal 25 al 40% della pensione rispetto al sistema misto.

A complicare ulteriormente il quadro è arrivato, il primo gennaio 2013, il primo aumento dell’età pensionabile – tre mesi – a seguito dell’aumento della speranza di vita. La prossima revisione avverrà il primo gennaio del 2016.

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