Rappresenta la voce più pesante tra le uscite del bilancio statale. Si tratta ovviamente della spesa per le pensioni. Nel 2013 ha rappresentato il 16,85% del Pil, per un importo complessivo pari a 272,7 miliardi di euro.

Servono per erogare il trattamento previdenziale a 16,4 milioni di persone – nel 2012 c’erano 200.000 pensionati in più. Facendo un semplice rapporto l’Istat ha misurato che ciascuno di essi riceve in media 16.638 euro – per un aumento di 323 euro nei confronti dell’anno precedente.

Il valore medio nasconde differenze rilevanti: il 41,3% dei pensionati percepisce un assegno mensile che non arriva ai mille euro, il 39,4% ha redditi da pensione tra i mille ed i duemila euro, mentre il 13,7% di chi riceve un trattamento previdenziale appartiene alla fascia 2.000-3.000 euro, ed il 5,6% supera i tremila euro di pensione mensile.

I pensionati del gentil sesso superano in numero quello dei maschi – le donne rappresentano il 52,9% del totale -, ma guadagnano in media di meno rispetto agli uomini – la pensione media delle donne è pari a 13.931 euro mentre per il sesso forte il trattamento medio sale a 19.686 euro.

La distribuzione geografica dei trattamenti è la seguente: il 47,8% delle pensioni è erogato al Nord, il 20,5% al Centro e il restante 31,8% al Sud.

Le riforme sembrano funzionare, visto che la pensione media dei nuovi arrivi (13.152 euro) è inferiore a quella di chi se n’è andato durante il 2013 (15.303 euro), così come dei pensionati sopravviventi (16.761 euro). Da rilevare che il 24,9% dei pensionati ha meno di 65 anni – e molti di loro hanno lasciato la vita lavorativa attiva già da anni.

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