Come molti di voi sapranno, la Corte Costituzionale ha bocciato il blocco delle pensioni Inps istituito dal governo Monti. L’impatto sulle casse pubbliche sarà notevole – nell’ordine dei dieci miliardi di euro. Per questo stanno fioccando le indiscrezioni sulle prossime mosse del governo Renzi. L’unica cosa su cui si può essere sicuri è che il rimborso per i mancati aumenti delle pensioni verranno fatti a rate, in modo da pesare di meno sui conti dell’Inps, per cui una parte di quello che i pensionati avrebbero perso dovrebbe essere rimborsato nel primo semestre del 2016 – il rimborso medio dovrebbe essere in media di 1.800 euro per ogni pensionato.

Altrettanto scontato che il governo pensi ad uno schema di rivalutazione – ovvero ad un nuovo blocche delle pensioni Inps – che possa superare la censura della Corte Costituzionale. A quanto sembra la soglia al di sopra della quale non ci sarà più il recupero pieno dell’inflazione sia pari a cinque volte il trattamento minimo Inps, ovvero 2.342 euro lordi al mese.

Al di sopra di questo livello la rivalutazione dovrebbe essere minima oppure nulla. Un’altra opzione che si sta studiando è legare il taglio – o meno – degli aumenti alle fasce di reddito. A questa soluzione fa anche un riferimento al sentenza della Corte Costituzionale. Quale sarà la soluzione che verrà scelta alla fine dal governo? Difficile dirlo ora. Tutto quello che possiamo dire è che sulla scelta che verrà compiuta opereranno due ordini di vincoli. Da una parte ci sono quelli di bilancio – la botta finanziaria è comunque pesante per i disastrati conti italiani -, e dall’altro c’è da considerare l’impatto politico della scelta, ovvero quanti voti potrebbe costare una scelta impopolare in termini di pensione.

E queste decisioni dovrebbero essere legate alle scelte che dovrebbero arrivare con la prossima legge di Stabilità in termini di riforma delle pensioni firmata dalla ministra Elsa Fornero. Sempre che ora sia possibile farle visti i vincoli di bilancio italiani.