Il presidente dell’Inps – è stato chiamato a ricoprire questo ruolo da Matteo Renzi – il professor Tito Boeri, ha delineato alla Camera durante la presentazione della relazione annuale dell’istituto che guida la sua proposta di riforma delle pensioni Inps.

Questa bozza di riforma è stata già “sottoposta all’attenzione dell’Esecutivo“, e come puntualizza il professore non è stata pensata per rispondere ad “esigenze di cassa“, ma per dare “maggiore equità, tanto fra le generazioni diverse che all’interno di ciascuna generazione“.

Quali sono i punti principali della proposta di Boeri? Flessibilità sostenibile – si può andare in pensione prima dei 67 anni ma con una penalizzazione -, una rete di protezione sociale a partire dai 55 anni, unificazione delle posizioni assicurative – per cui finirebbe l’età delle ricongiunzioni onerose -, armonizzazione dei tassi di rendimento, e nuove opportunità di versamenti perché “non si va in pensione, ma si prende la pensione“.

Secondo Tito Boeri poi, è giusto chiedere un contributo “al finanziamento di uscite verso le pensioni più flessibili“, “a chi ha redditi pensionistici elevati in virtù di trattamenti molto più vantaggiosi di quelli di cui godranno i pensionati del domani“.

Un altro aspetto evidenziato nella sua relazione è quello degli incentivi previsti nel Jobs Act per i contratti a tempo indeterminato: “sono molto, forse troppo costosi“, per cui “difficilmente potranno essere mantenuti in via per lungo tempo“.

Se si parte dal tasso attuale di assunzioni “si può stimare che la perdita di gettito a regime di una decontribuzione triennale valida solo a partire dal 2015 sia di circa cinque miliardi. Se la decontribuzione dovesse poi continuare anche per tutto il 2016, al tasso attuale di assunzione e di utilizzo degli incentivi il costo salirebbe a 10 miliardi su base annua“.

Qual’è la posizione del governo Renzi sulle proposte di Boeri? Secondo il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, quello del presidente dell’Inps “è un contributo indiscutibilmente utile che verrà utilizzato dal Governo per la definizione delle proprie proposte in materia insieme alle proposte che sono già oggi presenti in Parlamento, a quelle che sono avanzate dalle parti sociali e a quelle che sta elaborando il ministero all’interno dei propri uffici“. La decisione comunque “competerà a Governo e Parlamento“.