Dopo almeno una buona decina di anni di annunci – a cui non era seguito poi nulla – arriva finalmente il programma che ci dirà quanto prenderemo di pensione – o almeno stimerà la cifra. Dopo tre sperimentazioni sul campo che hanno coinvolto 36.000 persone, da maggio si parte con 5 milioni di iscritti – si tratterà dei lavoratori under 40 che hanno versato almeno cinque anni di contributi.

Entro la fine dell’anno il calcolo si dovrebbe allargare a circa 18 milioni di iscritti. Nel 2016 l’operazione dovrebbe essere allargata ai lavoratori domestici e a quelli che operano nel campo agricolo, ed entro la fine dell’anno si dovrebbe estendere ai dipendenti pubblici – e questo la dice lunga sul guazzabuglio dei contributi versati dallo Stato all’Inpdap, l’ente che si occupava delle pensioni pubbliche e che il decreto salva Italia, alla fine del 2011, ha fatto confluire nell’Inps.

Non ci sono i dettagli sull’invio di eventuali buste arancioni a casa dei contribuenti, con simulazione della pensione che verrà. Per ora l’unica cosa che sappiamo è che potranno ottenere una stima della pensione solo i lavoratori under 40 di cui abbiamo detto qualche riga sopra, in possesso del Pin dispositivo per il sito dell’Inps. Per questo si prevede, nel corso dell’anno, una campagna per sollecitare gli iscritti Inps a chiedere il Pin.

I dati che ci verranno forniti devono essere considerati per quello che sono – ovvero una simulazione. Il programma non può ad esempio tener conto delle variabili politiche che potrebbero portare in futuro ad un nuovo intervento sulle pensioni. Allo stato attuale si può dire che con il sistema contributivo si può arrivare ad ottenere una pensione che può superare l’80% della retribuzione, ma a condizione di ritardare l’uscita del lavoro alla soglia dei 70 anni.

Un altro aspetto di cui si è parlato è che l’Inps prevede di allineare i pagamenti di tutti i trattamenti pensionistici al primo giorno del mese da giugno. Bisogna utilizzare il condizionale per questa data, visto che per arrivare alla fase operativa c’è bisogno di un decreto – facile quindi prevedere il ritardo di qualche mese rispetto all’annuncio.