Lunga intervista al Corriere della Sera da Tito Boeri, il presidente dell’Inps scelto da Matteo Renzi. Quale sarà il futuro delle pensioni Inps? Sul tema l’economista sembra avere le idee chiare – bisognerà anche vedere quello che gli lasceranno fare.

Il primo passo con ogni probabilità sarà la busta arancione. Ogni lavoratore riceverà a casa il conto contributivo e una stima della sua pensione futura. L’invio riguarderà chi non ha una connessione Internet, mentre per chi si farà assegnare un pin con il quale accedere al sito Inps potrà vedere tutto in rete.

I dipendenti del settore privato potranno avere queste informazioni già durante quest’anno, mentre i lavoratori parasubordinati dovranno attendere un anno in più. Per i lavoratori pubblici il lavoro dovrebbe essere più difficile perché è più complicato ricostruire i loro versamenti.

il capitolo più importante riguarda ovviamente le pensioni, in particolare di chi resta senza un impiego ed è vicino alla pensione. Tito Boeri pensa che la questione possa essere risolta “dal lato degli ammortizzatori sociali“. Di cosa si tratta? Finora “il tema degli esodati è stato affrontato con sei decreti di salvaguardia che spesso aiutano chi ha redditi elevati mentre ci sono tante altre situazioni non protette“.

Per dare una copertura generale al problema bisogna pensare da “un reddito minimo per contrastare le situazioni di povertà, finanziato dalla fiscalità generale“. Il passaggio successivo dovrebbe essere quello dell’introduzione di “forme di flessibilità“, “dal lato della previdenza usando il calcolo contributivo“, per dare ai lavoratori la possibilità di uscire anticipatamente con una pensione più leggera – eufemismo per dire con una pensione di minore importo.

Il passaggio è complesso perché bisogna prima convincere la Commissione Ue, che per quanto riguarda i conti pubblici considera solo a dimensione annuale “anzichè il medio/lungo periodo“. Un ultimo passaggio viene dedicato alla ristrutturazione interna dell’istituto. Tito Boeri intende intervenire sulle direzioni centrali dell’Inps, “che sono troppe, una cinquantina“. L’economista pensa anche ad una riforma del governance, con un consiglio di amministrazione di sole 3 persone (presidente compreso).