Alla fine ce l’hanno fatta in mille. Uno su quattro dei 4000 docenti Quota 96 rimasti intrappolati al lavoro dalla riforma Fornero potrà presentare domanda entro il prossimo 2 marzo e andare finalmente in pensione. Per gli altri tremila, invece, ci sarà ancora da aspettare; perché, come ammesso dallo stesso ministro dell’Istruzione, Marianna Madia, “per diverse ragioni non si sono verificate le condizioni per un intervento unico” da parte del governo.

I cosiddetti Quota 96 sono gli esodati della scuola, i circa 4000 insegnanti che avevano maturato i requisiti per andare in pensione prima dell’entrata in vigore della legge Fornero (1 gennaio 2012), ovvero avevano raggiunto i 60 anni di età e i 36 di servizio, oppure i 61 anni di età e i 35 di servizio, ma che sono rimasti incastrati al loro posto dalla suddetta riforma, che fissava come limite tra i nuovi e i vecchi criteri il 31 dicembre 2011 e non la fine dell’anno scolastico (31 agosto 2012). In pratica, a rimanere fregati sono stati quei docenti che avrebbero raggiunto i requisiti per andare in pensione alla fine dell’anno scolastico, e per questo avevano già presentato domanda, prima di vedersi cambiare le regole sotto il naso.

Ma perché il governo non ha ancora saputo risolvere la questione? A sentire il ministro Madia, “la politica del governo è volta a concentrare le risorse per favorire il lavoro di chi un lavoro non ce l’ha, in particolare dei giovani e di chi rischia di essere escluso dal mercato del lavoro“. O, per dirla in altre parole: è più grave la situazione di chi vorrebbe lavorare e non ci riesce, piuttosto che quella di chi un lavoro ce l’ha e vorrebbe godersi il meritato riposo. “In questo quadro di priorità“, aggiunge il ministro, forse per indorare la pillola, “ci impegniamo con un imminente provvedimento legislativo a far uscire dalla precarietà tanti insegnanti“. La risposta del governo, com’era prevedibile, non è piaciuta per niente a Sel, che ha letto nelle parole della Madia “una risposta sorda e vacua“, per usare le parole dell’onorevole Pannerale, a quei lavoratori i cui diritti sono stati calpestati da un “clamoroso errore del legislatore“.