L’ultimo rapporto rilasciato dall’Ocse segna una situazione preoccupante per quanto riguarda le pensioni nel nostro paese. In Italia infatti il tasso di sostituzione netto delle pensioni rispetto al salario medio di un lavoratore è del 79,7%, una quota parecchio superiore alla media degli altri paesi rilevati dall’Ocse, che è del 63%.

L’Organizzazione internazionale per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) nel rapporto “Pensions at a Glance 2015” consiglia quindi al governo Renzi di compiere degli sforzi maggiori riguardo al sistema delle pensioni nel nostro paese.

A proposito delle pensioni in Italia, nel rapporto dell’Ocse si legge: “Nel breve periodo ulteriori risorse sono necessarie per ridurre al minimo l’impatto della recente sentenza della Corte Costituzionale. Nel medio e lungo periodo è necessario stimolare la partecipazione dei lavoratori anziani: ad oggi, l’età effettiva di uscita dal mercato del lavoro rimane la quarta più bassa dell’Ocse e il tasso di occupazione per i lavoratori di età tra i 60 e i 64 anni è pari a circa il 26%, contro il 45% in media dell’Ocse. Eppure molti pensionati oggi ricevono prestazioni pensionistiche relativamente generose nonostante un basso livello di contributi versati”.

Tra tutte le nazioni dell’Ocse, l’Italia è in assoluto quella con i maggiori contributi previdenziali nel lavoro dipendente, il 33% della retribuzione, seguita a lunga distanza dalla Svizzera con il 26,6%. Per quanto riguarda la spesa pubblica delle pensioni l’Italia è invece seconda, dietro soltanto alla Grecia; la spesa da noi si attesta al 15,7% del Pil, una cifra di gran lunga superiore alla media Ocse che è dell’8,4%.

A essere penalizzate dal nostro sistema di pensioni sono soprattutto le mamme: insieme a Germania, Islanda e Portogallo, l’Italia è la nazione europea in cui le donne che rimangono fuori dal mercato del lavoro a causa della maternità subiscono maggiori conseguenze sull’importo che riceveranno poi una volta in pensione.

A rischio secondo l’Ocse anche le pensioni dei giovani: “Tempo via dal lavoro significa tempo via dal sistema pensionistico, sebbene molti Paesi forniscano contributi figurativi durante periodi di disoccupazione, maternità o assenza per malattia, in futuro i trattamenti pensionistici saranno più bassi per molti lavoratori e per i più sfortunati tra i pensionati di domani, ovvero quei giovani che non riescono a entrare nel mercato del lavoro, le prospettive sono ancora più fosche”. In compenso il Jobs Act dovrebbe però garantire “una maggiore stabilità alle carriere lavorative”.

Tra gli elementi positivi del rapporto sulle pensioni, almeno in alcuni paesi, l’Ocse riporta che: “I sistemi pensionistici sono ancora di fronte a numerose sfide, acuite dall’invecchiamento della popolazione, che sta accelerando in molti Paesi. Tuttavia, l’analisi suggerisce anche elementi positivi, in particolare sul fronte del tasso di occupazione delle persone di età compresa tra i 55 e i 64 anni. Quest’ultimo è aumentato in media di 5 punti percentuali nell’ultimo decennio. Nonostante ciò, l’età media effettiva di uscita dal mercato del lavoro rimane sostanzialmente al di sotto della normale età pensionabile in molti Paesi, tra cui l’Italia. Al contrario, i lavoratori restano più a lungo nel mercato del lavoro in Corea, Messico, Islanda e Giappone”.