Mentre le polemiche riguardanti i rimborsi delle pensioni nel nostro paese proseguono, per il governo di Matteo Renzi arrivano se non altro buone notizie dall’Ue. La Commissione europea ha infatti approvato e accolto con favore i provvedimenti realizzati fino ad ora.

Da Bruxelles è giunto dunque l’ok da parte dell’Unione Europea per quanto riguarda le misure fatte dal governo italiano sul fronte pensioni. Come si legge nella nota rilasciata dalla Commissione europea, è stato giudicato “con favore” l’impegno del nostro esecutivo “di mantenere i target di bilancio inseriti nella legge di stabilità 2015”.

L’Ue fa inoltre sapere che: “Sulla base dell’annuncio del governo la valutazione della legge di stabilità effettuata dalla Commissione, basata sulle nostre stime economiche di primavera, resta invariata. Una valutazione finale dell’impatto sul bilancio del decreto legge, in vista degli impegni italiani sul Patto di stabilità, sarà fatta quando avremo il testo ufficiale”.

Chissà se le parole positive giunte nei confronti delle misure adottate dal governo Renzi per quanto riguarda le pensioni saranno destinate ad abbassare i toni delle critiche ricevute nelle ultime ore. Dal fronte dei sindacati, la leader della Cgil Susanna Camusso ha fatto sapere che quanto fatto finora dal governo: “è una prima risposta che riteniamo non sufficiente e conclusiva. […] La distanza tra le cifre prelevate dalla pensione e quanto restituito” resta ancora troppo ampia.

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, interpellato in proposito della questione pensioni a un evento in Fieramilano a Rho, ha invece messo in chiaro che: “Legittimamente ogni cittadino ha titolo di ricorrere quando reputa di avere un diritto leso. Ma è chiaro che chi volesse ricorrere dovrebbe partire da un punto di vista diverso che è il nuovo decreto. La Corte ha deciso così, ma adesso le cose sono cambiate perché c’è un nuovo decreto. Noi siamo convinti di aver ottemperato correttamente a quanto la Corte ci chiedeva, se è così o non è così, l’unico soggetto che può dirlo è la Corte”.