Parlando a margine del congresso ligure della Lega, Matteo Salvini ha detto che “Il nostro sistema bancario non è solido, non vorrei fare il gufo o lo sciacallo ma ce ne saranno altre di banche che saltano dopo queste quattro“. Ha poi proseguito dicendo “Non vorrei che i risparmiatori facessero la stessa fine. Non occorre uno scienziato per dire che nelle prossime settimane altre banche nel nord Italia rischiano di fare la stessa fine“. Ricordiamo che oltre alle 4 banche salvate con il famigerato decreto salva banche – Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di Ferrara, e Carichieti -, sono state commissariate da Bankitalia anche Istituto per il credito sportivo, Cassa di risparmio di Loreto, Banca popolare dell’Etna, Banca popolare delle province calabre, BCC Banca Romagna Cooperativa, BCC Irpina, BCC Banca Padovana, Cassa rurale di Folgaria, Credito Trevigiano, Banca di Cascina, Banca Brutia, BCC di terra d’Otranto.

Sul tema bisogna aggiungere quanto aveva pubblicato in una nota Federcasse – l’associazione nazionale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali -, dopo che Libero aveva scritto di 15 banche sull’orlo del fallimento: “non esiste alcun nesso causale diretto tra il provvedimento di amministrazione straordinaria ed il fallimento della banca stessa“. E ancora “I provvedimenti di amministrazione straordinaria, su indicazione della Banca d’Italia, hanno come obiettivo il ripristino delle condizioni di normale operatività (cd. “ritorno in bonis”) una volta risolte situazioni di criticità che, nell’ultimo periodo, sono state quasi esclusivamente causate dal perdurare della più grave crisi economico finanziaria dal dopoguerra ad oggi“. Per quanto riguarda le Banche di Credito Cooperativo “tutti i provvedimenti di amministrazione straordinaria si sono risolti garantendo la continuità delle attività bancarie e salvaguardando i livelli occupazionali, il principio costituzionale della tutela del risparmio e, non ultimo, il valore della cooperazione di credito italiana“.

Se qualcuna di queste banche dovesse fallire, verrebbe salvata dopo il 1° gennaio 2016, e quindi varrebbero le regole del bail in, per cui a a ripianare il dissesto verrebbero chiamati gli azionisti, i titolari di obbligazioni subordinate, e se non basta gli obbligazionisti che hanno comprato le normali obbligazioni ed infine tutti i conti correnti eccedenti i 100.000 euro.