Per un assurdo caso di omonimia una donna viva e vegeta è costretta a combattere quotidianamente con le istituzioni per veder riconosciuta la sua identità. La protagonista di questa storia assurda è Gaetana Simoni, nata il 16 dicembre 1972 e residente a Comacchio, in provincia di Ferrara. I suoi problemi sono nati con il decesso nel 2012 di un’altra donna, nata nel 1925 a Comacchio, che portava il suo identico nome.

Le disavventure sono nate tre anni fa, così come la Simoni racconta sul sito del quotidiano “La Nuova Ferrara”:

“Sono andata dal mio medico curante e vedendomi è rimasto a dir poco perplesso. ‘Mi avevano comunicato la sua morte‘, mi ha detto, ‘lei è stata cancellata, io non posso visitarla e nè darle le medicine‘. Non ho capito subito e sono andata in Comune a chiedere spiegazioni. Qualcuno ha fatto confusione con i numeri e per me e la mia famiglia è iniziata la disavventura”.

Anche se il Comune di Comacchio ha posto fine all’equivoco, purtroppo il problema continua a persistere al di fuori del territorio di residenza, così come spiega la donna sfortunata:

“Il Comune ha normalizzato la mia posizione ma solo all’interno di questo territorio, e se prima non esistevo, adesso esisto a metà. La mia tessera sanitaria è scaduta e non riescono a rifarla perché risulto morta, i farmaci non me li passano, a breve dovrò rinnovare la carta di identità e sarà un grosso problema. Ho pazientato per anni, non ho mai alzato la voce ma non posso andare avanti senza identità“.

Insomma, un errore che si è trasformato in un vero e proprio dramma da cui sembra sempre più complicato uscirne:

“Non esistendo più, ogni giorno devo superare mille ostacoli. Aiutatemi a tornare in vita. [...] Come funzionerà a livello fiscale? Dove sono finiti i miei contributi? E se arriveranno le tasse da pagare per un errore non mio, di cui ho dato subito comunicazione e dal quale nessuno mi tira fuori? Ma si rendono conto che non posso neppure viaggiare, prendere un aereo o quant’altro? Nemmeno in ospedale mi possono ricoverare. Mi sembra di vivere un incubo“.