Cinque giorni fermi al porto di Catania, questa la sorte che è toccata agli oltre 150 migranti rimasti a bordo della Diciotti per decisione del Viminale che non aveva alcuna intenzione di autorizzare lo sbarco. Immediato l’intervento del Procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio che alla fine ha deciso di iscrivere nel registro degli indagati il Ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini con le accuse di sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale. Indagato anche il capo di gabinetto del Viminale. Secondo i magistrati, infatti, avrebbero privato in maniera del tutto illegale della libertà personale i profughi soccorsi dalla nave Diciotti della Guardia Costiera. “Vergogna” è stato il commento a caldo del leader della Lega a Pinzolo.

Ieri il Procuratore di Agrigento era volato a Roma per sentire gli alti funzionari del Viminale come persone informate sui fatti. Poi la decisione di indagare direttamente il Ministro Salvini che sui social aveva risposto così a Patronaggio: “Se vuole interrogarmi o magari arrestarmi perché difendo i confini e la sicurezza del mio Paese, ne sono fiero e lo aspetto a braccia aperte”.

Ora tutti gli atti sono stati trasferiti alla competente Procura di Palermo per il successivo inoltro al Tribunale dei ministri del capoluogo.