Marilena Petruccioli è una dipendente della Nestlè dal 1996 e appartiene alle categorie protette perché parzialmente disabile. Pochi giorni fa è stata licenziata per un post su Facebook risalente allo scorso agosto dove lanciava accuse pesanti contro l’azienda anche se -a onor del vero- il nome della Nestlé sul post non è mai comparso.

A tutti quei dirigenti che, da bravi furbetti, hanno utilizzato il loro ruolo per sistemare amichetti, parenti, amichette e se stessi, nascondendo illeciti, creando una bella squadra di furbi arroganti e vagabondi che sono la zavorra che ti porta a fondo sia come paese che come aziende. Poi, se permettono anche di fare i moralisti, i giudici. Ma fateme il piacere, almeno arrivati a sto punto abbiate il buon gusto di tacere

A questo commento ne fa seguito un altro qualche mese dopo -sempre su Facebook- un po’ più pesante, con riferimenti ben precisi:

Oggi mi è capitato di leggere un provvedimento disciplinare in cui il capo del personale di questa azienda, e badate bene non il proprietario, il padrone ha usato un termine a dir poco vergognoso: COLLARE. Qualcuno dei suoi superiori – incalza la Petruccioli sul social network – dovrebbe fargli un ripassino dei principi che l’azienda per la quale lavora sbandiera ovunque. Il collare lo indossano i cani, non le persone. E certi personaggi che ricoprono certi ruoli dovrebbero stare attenti ai termini che usano in certi atti ufficiali. Tanto più che sembrerebbe che ‘sto personaggio occupi il parcheggio per invalidi quando si reca a rinforzare i muscoli. Peccato il cervello non ne trae beneficio

A Marilena questa sua esternazione è costata il posto di lavoro, con una notifica qualche giorno fa è stata licenziata. Il suo caso è finito in Parlamento dove il coordinatore nazionale di Sel, Nicola Fratoianni ha presentato un’interrogazione, criticando duramente il Job Acts di Renzi e chiedendo se è questa “la giusta causa” per far licenziare una dipendente.

Anche i sindacati sono intervenuti sulla questione, la Fai-Cisl ha dichiarato in merito: “l’azienda ha considerato Marilena Petruccioli una Rsu scomoda in quanto ha sempre espresso le proprie idee in maniera chiara e diretta. Il nostro dubbio è che il suo carattere passionale sia mal digerito da qualcuno nello stabilimento della Perugina. Tutti i livelli della federazione, sostenuta dalla Cisl, da oggi sono impegnati per opporsi a sanare legalmente questo clamoroso autogoal Nestlé, che sbandiera codici comportamentali di correttezza e moralità e poi all’oscuro di tutti licenzia una Rsu, soprattutto una lavoratrice con inabilità fisiche.