Sembrava fosse una protesta pacifica quella dei pescatori che si sono presentati di fronte a Montecitorio. Purtroppo però, una parola tira l’altra, ed è esplosa in una rivolta da stadio.

Al lancio di una bomba carta, le forze dell’ordine hanno ricevuto l’ordine di caricare e da lì gli scontri hanno portato a ben cinque feriti. “Voi picchiateci pure, ma da qui noi non ci muoviamo”, queste le parole di alcuni dei manifestanti in risposta alle forze dell’ordine.

Ma quali sono le motivazioni di questa protesta? Il problema sta nel caro gasolio e di vari adempimenti che sono stati introdotti dal Regolamento comunitario sui controlli, come la licenza a punti. Tutti questi elementi sommati hanno reso la situazione davvero critica per le casse di una categoria che certo non ha mai goduto di grandi privilegi e che non naviga nell’oro.

Guadagnare diventa difficile quando gran parte del ricavato deve essere bruciato in carburante e il lavoro dei pescatori, si sa, dipende dalle correnti e quindi dal pescato, che non può essere ogni giorni abbondante a sufficienza per rientrare nelle spese.