Grazie all’intervento della Marina militare è stato salvato il peschereccio italiano sequestrato nella scorsa notte da un gruppo di uomini armati, che l’avrebbero abbordato con un grosso rimorchiatore (probabilmente libico). Al momento del sequestro e del dirottamento, il peschereccio italiano si trovava a circa quaranta miglia dalla costa libica di Misurata ed è stato proprio l’intervento della Marina Militare ad aver permesso il salvataggio: l’arrivo della nave militare ha fatto sì che il peschereccio italiano sequestrato potesse allontanarsi e dirigersi nuovamente verso Mazara del Vallo (in Sicilia, provincia di Trapani).

A bordo del peschereccio italiano sequestrato, chiamato Airone, erano presenti i sette uomini dell’equipaggio e fra di essi anche il comandante, Alberto Figuccia. La conferma della notizia del sequestro era stata data, in mattinata, dallo Stato Maggiore della Difesa, che ha poi successivamente anche chiarito come si sono davvero svolte le cose: “Il peschereccio era stato sequestrato questa mattina da un rimorchiatore, presumibilmente appartenente a forze di sicurezza libiche mentre si trovava a circa 90 chilometri a Nord-ovest di Misurata“.

L’allarme era invece stato lanciato dallo stesso peschereccio, che aveva comunicato la notizia del sequestro alla Guardia costiera. Al momento in cui l’equipaggio ha comunicato l’accaduto, però, non ha saputo spiegare se si trattasse del sequestro avvenuto per mano di pirati oppure per mano di militari.

Un momento davvero delicato per la zona del Canale di Sicilia (come ormai avviene da anni, però): oltre all’episodio del peschereccio italiano sequestrato in Libia, si susseguono ormai da giorni gli avvistamenti dei barconi che trasportano i profughi in Italia e proseguono anche gli incidenti in cui decine di persone perdono la vita in mare.