Per la prima volta in 8 anni l’Opec – ovvero l’Organizzazionee dei paesi esportatori di petrolio – ha raggiunto un accordo riguardante il taglio della produzione nei mesi a venire: l’obiettivo è quello di stimolare il mercato, facendone salire il prezzo aumentandone la richiesta, dopo alcuni anni di discesa libera.

Lo storico accordo firmato ad Algeri è arrivato quasi a sorpresa dopo tre giorni di contrattazioni, data la notoria divisione interna caratterizzata dai due fronti capeggiati da Iran e Arabia Saudita, i membri di spicco del cartello.

Le conseguenze sul mercato si sono fatte sentire in modo immediato, visto che il prezzo del petrolio al barile è già tornato sopra il livello dei 47 dollari, con un rialzo del 6%.

Secondo i dati non ancora ufficiali si parla di una taglio della produzione giornaliera di circa 700mila barili, dai 33,2 attuali agli ipotetici 32.5: principale destinatario del provvedimento sarà l’Arabia Saudita, che ridurrà la produzione di 400mila barili, seguito dagli Emirati e dall’Iraq, mentre l’Iran dovrebbe invece aumentarla leggermente (50mila) come ricompensa per aver accettato un accordo che non condivideva.

Teheran infatti per la prima volta da molti anni avrebbe avuto la possibilità di sfruttare la sua riconquistata libertà d’azione sul mercato dopo il termine dell’embargo e delle sanzioni.

Sembra che sia stata la Russia, pur da potenza esterna, a convincere definitivamente i membri dell’Opac della necessità di frenare la produzione per mettere un freno alle previsioni di caduta libera dei prezzi causata da un’offerta troppo elevata.