Ci avete mai pensato che al posto del bisturi c’è un programma più veloce, immediato, che con qualche click ti fa diventare come meglio desideri? Il suo nome è PHOTOSHOP (leggete anche qui).

Nelle immagine quotidiane che visioniamo nei media c’è un abuso di questo programma, e siamo in pochissime a denunciarlo. Io lo porto nelle scuole per far capire alle giovani generazioni che non tutto ciò che vediamo è reale. Pelle levigate, gambe lunghissime, seni e fondoschiena perfetti, curve al posto giusto… Ma se vedessimo dal vivo tutte le modelle ritratte sarebbe più la delusione che la gioia.

Lavorando da anni nella moda mi sono resa conto che esistono i fotografi e chi sa usare Photoshop: sono due categorie ben distinte. I primi sanno emozionare con la loro arte, sapendo cogliere la vera bellezza; i secondi, sanno benissimo che sarà più un lavoro di grafica che di fotografia.

In Inghilterra il Magazine “Seventeen”, dedicato ad un pubblico di ragazzine giovanissime, ha promesso di non usare più il programma in quanto il messaggio che arriva alle loro lettrice sarebbe troppo lontano dalla realtà alimentando i complessi delle stesse. La petizione firmata da ben oltre 84000 persone, organizzata da Change.org sosteneva: “Quelle ‘donne belle’ che vediamo nelle riviste sono false. Sono spesso ritoccate con Photoshop, con corpi modificati più sottili e di appaiono con la pelle perfetta. Una ragazza che si vede in una rivista, nella vita reale è molto diversa”. Solo in Israele, nelle legge che prevede il divieto di utilizzare modelle anoressiche in passerella, c’è una regolamentazione particolare anche sull’uso di Photoshop nelle campagne pubblicitarie, in quanto mezzo che distorce la realtà.

E allora torna alla mente la mitica Anna Magnani,che a chi tentava di coprirle le rughe rispondeva: “Non vi permettete! Ci ho impiegato cinquant’anni per averle”… Perché, come dico sempre, la vera bellezza, ciò che ci rende unici, alle volte sono i proprio difetti.

E la mia storia, ne è la prova.

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