L’obiettivo dell’Ance: ammodernare il patrimonio edilizio e incentivare la riqualificazione con misure fiscali mirate.

Secondo Buzzetti, il decreto Sviluppo ha introdotto importanti novità sul fronte urbanistico. L’idea del primo Piano casa andava incontro alla necessità di molti italiani di ampliare e migliorare la propria casa. Certamente la legge andava affinata e in prima istanza ha trovato le giuste resistenze delle Regioni e degli enti locali che devono intervenire in questa materia, in base al Titolo V della Costituzione.

Dopo due anni si è avuta una seconda generazione di Piani casa che dovrebbero finalmente attivare il meccanismo virtuoso previsto dalla legge. A rendere questo programma normativo veramente efficace ha contribuito il decreto 70 che ha introdotto principi importanti: la demolizione e ricostruzione, il cambio di sagoma, il cambio di destinazione.

Secondo l’Ance si è attuato il passaggio da un Piano casa incentrato sulla sostituzione del singolo edificio a un Piano Città fondato su una prospettiva progettuale di sistema per attivare concretamente un processo di riqualificazione urbana. Occorre neutralizzare, sempre secondo l’Ance, la variabile fiscale nei trasferimenti di immobili, per incentivare la successiva utilizzazione edificatoria o il recupero del fabbricato esistente, ad esempio applicando imposte sui trasferimenti in misura fissa (Registro e Ipocatastali) a condizione che i lavori siano ultimati entro i dieci anni dall’acquisto in regime agevolato.

Il progetto dell’Ance si basa su precisi dati Censis. L’Italia dispone di un grande patrimonio edilizio, dove il 90% delle abitazioni è di proprietà delle persone fisiche. Una ricchezza che Banca d’Italia, alla fine del 2009, stimava in circa 4.800 miliardi di euro, pari a circa 200 mila euro in media per famiglia. Si corre però il rischio che questa ricchezza possa perdere valore, in quanto buona parte degli immobili è stata costruita negli anni della ricostruzione e poi del boom edilizio, spesso con disegni urbanistici poveri, caratteristiche architettoniche e costruttive spesso di scarsa qualità e con carenza di reti infrastrutturali.

Nello stesso tempo, le migrazioni dall’estero hanno generato un aumento della popolazione residente in Italia e di conseguenza l’aumento della richiesta di abitazioni. Per questo l’Ance mira anche ad attivare una campagna di rottamazione dell’usato anche nel settore immobiliare, favorendo la permuta del vecchio fabbricato posseduto con uno nuovo ad alta efficienza energetica.

La riqualificazione delle città potrebbe avere una spinta anche dal mantenimento delle attuali agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie premiando gli acquisti di abitazioni in fabbricati completamente ristrutturati e gli interventi che producono un effettivo e complessivo risparmio energetico. Un esempio viene dal sistema di agevolazioni francese: potrebbero essere introdotti incentivi per favorire l’accesso alla prima casa con mutui a tasso zero e rilanciare l’affitto in aree riqualificate.