Non ha avuto successo il ricorso presentato dalla Lega Nord nella regione Piemonte. Il partito politico aveva messo in discussione il risultato elettorale delle regionali del 2014, in cui era stato eletto come governatore Sergio Chiamparino, ma il Consiglio di Stato ha bocciato le sue richieste.

Sergio Chiamparino potrà quindi proseguire nel suo mandato di presidente della Regione Piemonte. Il governatore ha commentato soddisfatto la decisione presa: “La sentenza odierna del Consiglio di Stato conferma la legittimità formale della mia candidatura e di conseguenza quella della mia elezione, peraltro mai messa in discussione a livello politico. Desidero ringraziare il prof. Barosio e i suoi collaboratori per la professionalità con cui hanno seguito l’intera vicenda”.

Il ricorso della Lega era stato presentato in seguito alla polemica per le presunte firme false nelle liste alle regionali del Piemonte. Il Consiglio di Stato ha però stabilito che “le censure devono essere specifiche e circostanziate, anche in materia elettorale” e ha ritenuto “infondate” pure “le doglianze della ricorrente”, la leghista Patrizia Borgarello, riguardo al fatto che fosse impedito di entrare in possesso di elementi che le avrebbero permesso di dimostrare la falsità di altri documenti.

Pure a proposito della querela di falso nei confronti della lista provinciale di Torino Pd – Chiamparino Presidente, il Consiglio di stato ha dichiarato che “emerge con immediatezza l’infondatezza anche di questo motivo. Se i voti raccolti dalla lista fossero reputati nulli tout court, lo scarto differenziale tra il presidente eletto e il candidato signor Pichetto resterebbe assai consistente a favore del primo e resterebbe quindi confermato il responso delle urne”. Un responso che non cambierebbe l’esito delle elezioni in Piemonte neppure se i “voti raccolti dalla lista Chiamparino venissero considerati voti incerti piuttosto che nulli”, come sostenuto dall’accusa di Patrizia Borgarello.

Il Consiglio di Stato illustra inoltre come questa vicenda sia diversa da quella che aveva portato alla decadenza di Roberto Cota della Lega Nord come precedente governatore della regione Piemonte: “In questa prospettiva non potrebbe non rilevarsi, come già fatto dal Tar, che, diversamente da quanto accaduto in occasione del precedente contenzioso elettorale regionale, quando la lista risultata indebitamente ammessa era espressione, in sé, di una componente politica diversa da quella propria del candidato presidente vittorioso, nel caso odierno la lista della cui legittima partecipazione si discute, ossia la lista provinciale di Torino “PD – Chiamparino Presidente”, è espressione della stessa forza politica del presidente eletto. Da qui la ragionevole presunzione che i suffragi da essa raccolti sarebbero comunque tendenzialmente rimasti per lo più all’interno della relativa coalizione (per completezza si rammenta anche che nel caso precedente la lista indebitamente ammessa aveva raccolto 15.805 voti, numero di suffragi ampiamente superiore all’esigua differenza allora riscontrata tra i due candidati presidenti, limitata ad appena 9.000 voti circa)”.