Il MOMA di New York dedica una retrospettiva al nostro Pier Paolo Pasolini (foto by InfoPhoto). Fino al 5 gennaio 2013, infatti, saranno riproposti tutti i suoi film, in copie nuove di zecca, preparate nel corso di due anni dall’Istituto Luce Cinecittà, alcune delle quali sono state restaurate dalla Cineteca di Bologna.

Si parte dal periodo “popolare nazionale” con  ”Mamma Roma” (del 1962), “Il Vangelo secondo Matteo” (del 1964), e il divertente “La terra vista dalla Luna” (del ‘66). Segue il periodo “impopolare” di “Teorema” (del 1968), “Porcile” (del ‘69) e “Medea” (sempre del ’69), in cui la polemica al consumismo emerge in maniera diretta e pungente.

Pasolini testimone del presente“, così si intitola il saggio introduttivo di Roberto Chiesi, critico cinematografico e curatore del Centro Studi Archivio Pasolini della Cineteca di Bologna, che apre il libro del nostro contemporaneo, intitolato “Il mio cinema”.

Lo scrittore, il poeta, il regista, l’l'autore teatrale, il saggista e il pittore “è testimone dell’estinzione del mondo popolare, trasformato in massa”, afferma Chiesi.

In un presente così ambiguo e schivo Pasolini è in grado di leggere il tempo, di decifrare un presente ormai contaminato da quella che lui ha definito: “omologazione”.

Per combatterla e per mostrarne la nocività si affida alla scrittura, ma dall’inizio degli anni Sessanta sperimenta il cinema con “Accattone” (1961), lasciando il segno, con un originale neoespressionismo. L’artista fa della propria arte uno strumento di protesta, caratterizzata da una trasgressione volutamente provocatoria, sia per i temi trattati che per il linguaggio adottato. È un cinema dalla natura profondamente pittorica.

Osservando ciò che è stato possiamo capire ciò che sta accadendo. “Edipo Re” (1967), “Il Decameron” (1971), “I racconti di Canterbury” (1972) e “Il fiore delle mille e una notte” (1974) ne sono la prova lampante.

E infine “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (del 1975), parzialmente ispirato al romanzo del marchese Donatien Alphonse François De Sade, “Le centoventi giornate di Sodoma” e censurato per anni. Un film considerato tra i più discussi del regista, oltre che fra i più scioccanti della storia del cinema. Forte e controverso, proprio come il suo autore.