L’elezione di Piero Grasso alla presidenza del Senato ha creato una bufera all’interno del Movimento 5 Stelle che al primo vero impegno di democrazia rappresentativa si è frantumato. Il procuratore nazionale antimafia l’ha spuntata a sorpresa su Renato Schifani. Grazie ad alcuni grillini che nella scelta tra la scheda bianca o il magistrato hanno sostenuto il secondo andando contro le direttive del Movimento. Una scelta che divide gli stessi militanti: se per qualcuno è in linea con l’impostazione del M5S per altri va contro i suoi valori fondamentali.

In serata è arrivato il commento di un furente Beppe Grillo, che dal suo blog tramite un post dal titolo “Trasparenza e voto segreto” invita i traditori a dimettersi: “Nella votazione di oggi per la presidenza del Senato è mancata la trasparenza. Il voto segreto non ha senso, l’eletto deve rispondere delle sue azioni ai cittadini con un voto palese. Nel ‘Codice di comportamento eletti MoVimento 5 Stelle in Parlamento’ sottoscritto liberamente da tutti i candidati, al punto Trasparenza è citato ‘Votazioni in aula decise a maggioranza dei parlamentari del M5S’. Se qualcuno si fosse sottratto a questo obbligo ha mentito agli elettori, spero ne tragga le dovute conseguenze”. 

E con l’elezione di Laura Boldrini alla presidenza della Camera si rafforzano le chance di Pier Luigi Bersani di ottenere l’incarico per formare un nuovo governo. Il Pd eve spera che la crepa apertasi nel M5S,non si rimargini troppo in fretta. Ora spetterà a Grillo decidere come reagire: chiudere un occhio sulla violazione o fermare sul nascere questi militanti ‘eversivi’? In entrambi i casi il rischio di perdere consensi e senatori è alto.