Pietro Maso è tornato prepotentemente sotto i riflettori della cronaca: a pochi giorni dal servizio sulla rivista Chi, in cui l’uomo ripercorreva la propria storia fuori e dentro dal carcere, ecco arrivare l’iscrizione nel registro degli indagati.

A disporla è la Procura di Verona, che ha accolto l’accusa delle sorelle di tentata estorsione. A confermarlo è il procuratore Mario Giulio Schinaia, che in un’intervista al Corriere del Veneto ha dichiarato trattarsi di “inchiesta avviata sulla base dei contenuti di un esposto presentato direttamente dalle parti lese”.

Le sorelle Nadia e Laura Maso sarebbero state infatti oggetto di continue e pressanti richieste di denaro in molteplici occasioni: la circostanza ha convinto le due a presentare il caso ai magistrati.

Solo pochi giorni fa nelle già citate dichiarazioni rilasciate a Chi Pietro Maso affermava con convinzione che il movente dietro l’omicidio dei genitori non sarebbe mai stato quello della riscossione dell’eredità quanto delle turbe psichiche mai curate.

L’uomo, arrestato nel 1991 e uscito dopo 22 anni di carcere con una riduzione della pena per buona condotta, aveva anche raccontato di una telefonata di Papa Francesco ricevuta dopo avergli mandato una lettera di pentimento: al momento dall’ufficio stampa del Vaticano non è arrivata nessuna conferma a riguardo.